Alessandro Malossi: un concentrato di arte, moda e musica

da | Creativi

Alessandro Malossi, classe 1993, muove i suoi passi tra i grandi come disegnatore prima e come tatuatore poi. Successivamente si evolve ad artista completo esponendo le sue opere e affacciandosi ad un mondo ancora più trascendentale.

Qual è il percorso che ti ha mosso a questo continuo cambiamento, e perché hai sentito l’esigenza di approcciarti all’arte in maniera così intimamente forte?

Potrei dilungarmi con frasi fatte e profonde, la realtà è che è da quando ho un anno che disegno. E’ come se fossi nato per questo, è sempre stato il mio passatempo preferito. Crescendo, ho capito di essere una persona estremamente ambiziosa e insoddisfatta, pretendo tanto, troppo da me stesso, e per di più sono molto curioso. Quindi ho provato un po’ di tutto prima di arrivare a dove sono ora, che sicuramente non è un punto di arrivo.

Scrollando sul tuo profilo Instagram non vi è soltanto un’abilità professionale ma, da un punto di vista personale, una ricerca particolare e filtrata sulle tendenze. Una costante linea che è tangente con un iconismo sottolineato molto spesso, il quale, assume caratteri di solennità. E’ un obiettivo del tuo modo di fare arte?

Sicuramente mi piace provocare. Voglio che miei lavori portino a riflettere chi li guarda. Mi piace trasformare luoghi comuni, argomenti di attualità e stati d’animo in generale in immagini, affinché tutti possano rivedersi in essi.

Spesso nelle tue foto e nelle tue opere sono presenti elementi naturali o del mondo faunistico. E’ un semplice vezzo artistico o vi è un atteggiamento di panismo?

Gli animali sono sempre stati la mia passione fin da piccolo, ho iniziato disegnando loro. Mi allenavo disegnando cavalli, coccodrilli, leoni. Casa mia era uno zoo (lol). Non so darti una risposta precisa, so solo che ne sono estremamente affascinato.

Le tue opere hanno un sostrato fortissimo proveniente dal mondo della moda. I tuoi lavori, MUS3UM e NOAH, sono complementari nello stile ma non nei temi. Come mai hai deciso di reinterpretare le opere d’arte e il mondo animale di Noè?

Il senso di NOAH è apparentemente mainstream. A prima occhiata, vedere un elefante di Balenciaga lo avverti come una cosa cool, hype. In realtà dietro c’è una denuncia al consumismo moderno: se venisse raccontato il mito dell’arca di Noè ai ragazzini di oggi, noti per spendere cifre astronomiche sull’abbigliamento e sui beni di lusso (iPhone, Playstation, ecc) salverebbero gli animali o i beni materiali?

Noha 2018

Qual è il tuo rapporto con la musica e come collocheresti questa in relazione all’arte?

Vivo di musica. Mio papà ha una collezione di vinili enorme e da ragazzino lavoravo come pr in discoteca, in ambienti house / dance / techno. Grazie al mio lavoro, ho tantissimi amici, anche conosciuti, cantanti e dj, e per me è una grande fortuna. Amo scambiare canzoni e abbinarle a stati d’animo, o semplicemente a momenti della giornata.
Scontato dire che quando creo è necessario un sottofondo musicale.
Probabilmente se non mi fossi dato all’arte mi sarei dato al canto o alla produzione.

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