Esce “Destri” di Gazzelle, ed é un pugno nello stomaco…

da | Recensioni singoli

Fuori ovunque a mezzanotte l’attesissima Destri di Gazzelle che, come promesso, riesce a mozzarci il fiato sin dal primo giro di chitarra. Noi di Cromosomi l’abbiamo ascoltata in anteprima e abbiamo cercato per tutta la notte le parole giuste per sapervela raccontare.

Chissà se basti produrre con Maciste Dischi per riuscire a sprigionare una tale forza comunicativa con una sola e semplice canzone. Quel che è certo, è che l’impatto si avverte forte e chiaro, dritto alla bocca dello stomaco: con parole che guizzano, sfuggono e infine affiorano tra denti sempre più stretti, Flavio prende all’amo un’altra densa, immaginifica boccata di rimpianto. E se cantando su ciò che meriteremmo Gazzelle ha saputo costruirci una carriera, questa senz’altro si regge su rabbia e abbandono, ricordi e decompressione: il pattern di eterni rimandi che si genera ad ogni nuovo ascolto caratterizza quella che ormai, all’indomani di successi come Superbattito e Punk, possiamo chiamare tradizione.

Quello di Destri è e deve essere un ascolto in solitaria, notturno, a mo’ di sortita in mare aperto: tutti nella stessa barca, sapremo condividere la stessa malinconia ancora una volta sapientemente espressa tra oggetti d’uso quotidiano e vecchi cimeli d’un tempo ormai trascorso.

Te l’ho già detto una volta

Mi ricordavi il mare

Le luci di Natale

Che gancio, Gazzelle!

Il pezzo esce per tutti, affondando però radici e significati diversi dentro quell’amarezza che sa accomunarci quanto renderci unici ad ogni nuova deriva: quel rancore che non sapevamo di portarci ancora dentro si fonde con la consapevolezza che tirar pugni non potrà ricongiungerci con ciò che abbiamo perduto. Fare i conti con la finitezza di certe emozioni è una tappa obbligata, un atto di coraggio che non ci trova mai abbastanza pronti: quasi fermi in un limbo, i due di Destri lasciano andare il dolore sciogliendo i nodi della colpa, accettando le circostanze per come sono. Creano un precedente da emulare e tracciano una nuova strada che passa direttamente per qualunque più intima introspezione.

E non è colpa mia

se tutta questa luce, luce, luce

non t’illumina più dentro casa mia

E non è colpa tua

se tutti questi destri, destri, destri al muro

non ci fanno ritornare lì

(A)mareggiate

Quasi fossero narrazioni interscambiabili, le canzoni di Gazzelle sembrano descrivere momenti alla rinfusa di una lunga, personalissima storia d’amore: segmenti di vissuto incrociati dal moto ondoso, da riordinare e da comprendere a piacimento, da adattare alla propria esperienza o da abbandonare lungo il percorso. Sperimentando, contraddicendosi, (a)mareggiata dopo (a)mareggiata, Flavio torna dalla sua pausa per ricominciare a cercare una rotta attraverso ciò che sfugge al nostro controllo; nel frattempo, possiamo solo tirare le somme e vivere di quei momenti lì, “sperando che basti, e che non basti mai abbastanza”.

A quei momenti lì

A quando andava tutto a gonfie vele,

E mi faceva stare bene

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