Un quarto di secolo per Germi, il primo album in italiano degli Afterhours. Lo ricordavate?
Mentirei se vi dicessi che ascoltai Germi appena venne pubblicato. Avevo solo sei anni, ma ricordo bene il rigore di Roberto Baggio ad USA ’94. Arrivai a quest’album in piena adolescenza, in quella fase in cui la curiosità impazza, scopri il tuo corpo, la musica, il cinema. Inizi a dar vita ai tuoi interessi e, devo dire, non posso minimamente lamentarmi dell’oculata curiosità avuta. Una ricerca minuziosa di suoni e parole, corpi, immagini che hanno formato il quasi 31enne che sceglie la domenica come giorno per dedicarsi alla sua passione più grande: la scrittura.
Germi rientra pienamente negli album formativi. Se dovessi scegliere un termine per sintetizzarlo userei “violento”. Quello che chiamano rock passa da qui, dalla forza dei suoni di quest’album. Non ho mai vissuto a Milano, forse un giorno lo farò, però se dovessi immaginarla negli anni Novanta mi affiderei alla potenza di Germi per cercare di decriptarla.
Psichedelia, violenza, il sesso immaginato nella sua forma più spinta, le parole stordiscono, diventano narcotizzanti.
Germi è un urlo nella pianura padana, dove l’autolesionismo affiora tra la nebbia e non resta che invocare nuovo Ossigeno, magari gridando a tutti questo disagio, con un tour che porterà gli Afterhours a girare in lungo e largo lo stivale.
Così dolce e fortemente chiavo la mia mente,
è una cosa così sporca che la farei per niente…
Ci sono dei brani di Germi che, a distanza di venticinque anni, restano indissolubili nelle nostre menti chiavate e disagiate. Forse siamo tutti dei cattivi ragazzi, ma come piccoli iceberg decidiamo quanto farne venirne fuori. Di certo, ascoltando il primo degli Afterhours la possibilità che venga fuori il “peggio” di noi incrementa decisamente.
La già citata Ossigeno, Strategie, Dentro Marilyn e Vieni dentro sono capaci di strattonarti come in mezzo ad una tempesta, resta a noi incattivirci, lottare contro il disagio, abbatterlo.
Germi ha la capacità, nello stesso ascolto, di farti sprofondare e riuscire a farti incazzare al punto tale da risalire.
Bisogna venire dentro al problema, servono strategie per recuperare l’ossigeno e azionare il cervello per dire tutto quello che si ha in testa.
L’anima brucia più di quanto illumini, ma è un addestramento mentre attendo che io m’accorga che so respirare, che sei il mio sovversivo, mio sovversivo amore.
Non c’è torto o ragione: è il naturale processo di eliminazione…
Buon venticinquesimo anno di Germi a tutti voi!










