di Cristiana Dicembre
Il 2013 è stato un anno in cui coesistevano due tipi di indie: quello originario che diede le basi ai posteri, e quello più mainstream di oggi. In effetti, questa classifica potrebbe sembrare un po’ controversa, ma in fondo, cosa c’è di più controverso della musica?
Ecco la top 10 del 2013 secondo Cromosomi:
10. Non erano fiori – Coez
Coez taglia i toni hip-hop dell’anno precedente esattamente con quest’album e si avvicina a melodie più pop, quelle che indubbiamente gli hanno aperto le porte verso il successo. Siamo morti insieme e Vorrei portarti via sono i brani cardine di un album in cui la fine di una storia è protagonista proprio quanto le consapevolezze del primo brano e le incosapevolezze del secondo. Nell’album la fine di una relazione è trattata in maniera adolescenziale, il che dona un’aura più lenitiva per le pene d’amore.
9. Costa Brava – I Camillas
I Camillas, in questo album in particolare, sono tutto quello che non vi aspettereste mai di ascoltare. E pensare che sprizzano tradizione da tutti i pori. Con questo non voglio dire che rappresentano il classico gruppo che contraddice con classe ciò che fa, bensì è giusto specificare che, in realtà, sono proprio la perfetta e così naturale unione di due opposti, esenti da contraddizioni o spasmodiche ricerche volte a sposare a tutti i costi tradizione e modernità. Costa Brava è un album anarchico, manifesta egregiamente tutte le sue intenzioni di fare ciò che vuole. È proprio con questo atteggiamento spudorato che rasenta ogni possibilità di poterlo giudicare “brutto”. Non si può, perché è un album che si diverte e che diverte, è un album sfacciato, sicuro di sé.
Fantasma è un compendio più che un album. Dietro, v’è un lavoro di produzione degno di lode che potrebbe senz’altro esser visto come un piccolo abecedario, nutrito di elevati riferimenti musicali al mondo novecentesco, barocco, classico, horror, deandreiano e tanto altro ancora. Per realizzare quest’opera magna si sono serviti di un’orchestra sinfonica composta da sessanta elementi, scelta che dona appetibile suggestione ai temi trattati: il tempo in primis, che contorna tutti gli altri, quali amore, morte, assenza e società. La natura è un brano decisamente importante, non solo del disco, ma di tutta la carriera dei Baustelle: è forte e concretamente reale, si affida a mater natura che muove tutto nella giusta direzione, servendosi di concetti come evoluzione e metamorfosi per confermare la tesi secondo i cui i cambiamenti sono anche “commoventi”.
7. Il mondo è come te lo metti in testa – Truppi
Il brano omonimo con cui si apre l’album spiega alla perfezione con cosa avremo a che fare durante tutto l’ascolto: “Io mi chiamo Giovanni e il mio nome è un plurale”. Semplice, no? Sciocco? Anche, ma credibilmente vero, al punto che viene da ridere proprio come quando una persona ti fa notare una cosa che hai sempre saputo, ma alla quale non hai mai prestato attenzione. Ed è esattamente questa la sensazione perenne che fa da filo conduttore ai quattordici brani. Truppi qui è sottile, ma non nel senso di eleganza, anzi non c’entra assolutamente nulla con tutto ciò che sia simile alla classe. È sottile perché si immedesima nella voce di un bambino, che parla di ciò che sta in superficie e di ciò che è evidente, e lo fa servendosi di un mezzo totalmente raffinato: la semplicità, che con schiettezza sbatte in faccia una divertente realtà.
6. Senontipiacefalostesso Uno – L’Officina della Camomilla
Questa raccolta la immagino come una partita a carte giocata al mare tra ragazzi che in spiaggia ci vanno una volta l’anno, ma quando ci vanno è festa, delirio, risate, alcol, palloni, baci e scherzi ai passanti. Tempo fa ascoltai per la prima volta Un fiore per coltello, il brano che mi ha scatenato un’irrefrenabile curiosità nei confronti di questo gruppo squisitamente eclettico. Così ho timbrato il mio ingresso verso un mondo fantastico, disegnato da gioventù e contraddizioni, in cui la realtà quotidiana è dipinta come un gioco. Ascoltare questo disco significa trovarlo tanto comico quanto geniale, significa riprovare emozioni tanto genuine quanto invadenti. A me è sembrato di ascoltare distopia e sogni fatti sotto allucinogeni, raccontati con sound coinvolgenti e decisamente coraggiosi, che ti buttano nella folla e ti lasciano lì, a ridere e poi, magari, anche a commuoverti.
5. Il testamento – Appino
Non credo che un testamento in generale sia invitante da leggere, ma questo sì, ve lo assicuro. Mentre lo si sfoglia, parola per parola, lo stupore assale quella incapacità latente della gente comune di saper dire le cose così bene, come fa Appino. Ci sono due brani in particolare che elevano il livello del disco, Il testamento e Godi (adesso che puoi). Entrambi sono entrati ufficialmente nella mia vita come quelle cose di cui proprio non posso più fare a meno, anche se potrei continuare ad elencarvi una ad una tutte le tracce che compongono il disco dicendovi quanto siano tremendamente vere. Dunque, se per caso non aveste ancora apprezzato l’Appino degli Zen Circus, sono più che sicura che lo farete con l’Appino solista de Il Testamento.
4. Nella tua luce – Marlene Kuntz
Se con Truppi non si è parlato di eleganza, con i Marlene Kuntz ne Nella tua luce essa esplode in ogni sua forma. Nel brano omonimo Cristiano Godano parla di una Beatrice che gli “ispira l’anima”, e così mi rendo conto di quanto sia potentemente ammaliante questa espressione. Ma la bellezza di queste immagini ritraenti il potere evocativo della donna in questione non finisce qui, e continua con capogiri e vertigini nel “sentirsi vivo nella sua luminosità”. Non so perché, ma ogni volta che sento pronunciare parole come “amabile” dal frontman dei Marlene, un senso di bellezza mi assale, come quando ascolto La tua giornata magnifica, che è tutto quello che ognuno di noi vorrebbe vedersi dedicare.
3. Nuvola Numero Nove – Samuele Bersani
È l’album di En e Xanax, e con questo potrei già aver detto tutto. Il disco è collegato dolcemente da un unico concetto: la felicità personale. Una tematica per nulla scontata, nonostante sia la più chiacchierata del pianeta, e Bersani la tratta con i guanti, diplomaticamente ma al contempo in una maniera sfrontata. Non smentisce la sua potenza comunicativa, che è resa ad hoc grazie a quella dialettica indistinguibile, specialmente quando a parlare sono sentimenti tanto quotidiani. Con impetuosa delicatezza, Bersani si serve di quest’album per toglierci le parole di bocca come comunemente le intendiamo, e impiantarle così in un mondo fantastico, dai toni magici.
2. Glamour – I Cani
Probabilmente senza un gruppo come I Cani, l’indie sarebbe un luogo completamente diverso. Ad oggi ci sono ben pochi artisti in grado di trattare storie di vita sociale come fanno loro, in particolare in Glamour, un album che parla di scomode verità in maniera… comoda. Sì, perché a nessuno piacerebbe sentir giudicare quella felicità a cui tanto si ambisce, come sciocca, inadeguata, improbabile, patetica e ridicola; eppure in Lexotan, il brano portante – ma in realtà anche in tutti gli altri di questo disco – tutto ciò sembra non provocare nessun fastidio, anzi piace. Mi sembra un buon motivo per considerarlo un lavoro assolutamente ben riuscito.
Il primo album da solista di Cosmo è un capolavoro, e siccome usare quest’affermazione richiede una forte padronanza di ciò che si afferma, questo è proprio il caso in cui va detto. Ogni singolo brano che lo compone è quel posto dove ci si va quando si ha bisogno di cercare la verità, che non si trova da nessuna parte, si sa, ma in quest’album Cosmo ci si avvicina. Psichedelia, elettronica pop e sound magici fanno da tappeto volante all’entità di parole così importanti come quelle che compaiono a testa alta in questo disco. Parole decisamente fuori dal comune, che, composte come in un’equazione perfetta, si meritano senz’altro il primo posto nello scenario indie italiano del 2013.










