“Pincio” di Margherita Vicario

da | Recensioni singoli

Margherita Vicario classe 1988, attrice e cantautrice, figlia d’arte del cinema italiano dà alla luce, oggi, il nuovo singolo Pincio per Island Record e Universal Music Italia.

Pincio non è come le schiette e teatrali canzoni della Vicario. E’ una bella storia che spolvera ricordi d’ infanzia raccontando un rapporto così intimo e speciale. Il titolo prende il nome dal famoso colle romano situato a nord del Quirinale che dà su Campo Marzio: metaforicamente evoca il luogo della memoria ma allo stesso tempo del ricongiungimento futuro dove poter finalmente rinnovare certe promesse.

Il nuovo singolo di Margherita Vicario è una dichiarazione d’amore. Ma rivolta a chi?

Una prima riposta ce la offre la cover del brano che ritrae Margherita Vicario alla tenera età di sei anni in compagnia di una bambina che scopriamo essere la cugina grazie alla dedica del videoclip, uscito oggi insieme al singolo, che in apertura riporta:

Ad Alice, my better half […]

Allora Pincio è anche una dichiarazione di profonda ammirazione verso Alice, presentata all’uditorio come una persona forte e coraggiosa dalla quale, la stessa autrice, ne attinge forza e determinazione:

“Ed io già stanca, sfinita, senza più coraggio

mi prendevo il tuo

Lo faccio da sempre e per sempre lo farò perché

Tu non sai quanto ti voglio bene”

Il brano esce volutamente in questo periodo storico fatto di giornate scombinate trascorse a sfogliare i nostri album dei ricordi, o a fare i conti con noi stessi quando la mattina ci guardiamo allo specchio, costretti a pronunciare il nome della persona che più ci manca o a contarne i giorni per poterla riabbracciare: solo perché potrebbe make the fucking difference in questo buio labirinto che è tutt’altro che la disco dei Subsonica!

E’ un pezzo di una delicatezza disarmante, dedicato ad una persona così intima alla cantautrice, per la quale è fonte di coraggio sin dall’infanzia.

La dolcezza delle parole rimane sospesa fino a far l’amore con un tessuto elettronico, sempre delicato, che può essere rivolto a tutti noi perché evoca libertà, spensieratezza e abbracci risanatori, dopo lunghe settimane in compagnia della solitudine.

La fiduciosa attesa è espressa dal videoclip: un box di scene di vita quotidiana che vede protagonisti anime in quarantena che sui loro balconi e finestre reinventano lunghe giornate con gli occhi su una Roma in attesa di essere liberata; così come la raggiante Margherita Vicario che balla sul terrazzo cantando ad un’Alice ormai cresciuta, che ignara, conserva lo stesso sguardo della bimba in foto:

“Ci vedo da vecchie a bere

Col tuo sguardo di squincio sul terrazzo del Pincio

Che mi offri un abbraccio mentre io do di matto”

La chiusa del brano è un inno alla speranza: una parte strumentale così vivace che vuole essere un augurio, o forse la colonna sonora di un roseo futuro per ognuno di noi.

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