A mezzanotte in punto è uscito per Bomba Dischi il nuovo album di Germanò: si chiama Piramidi ed è un must di questo 2020.
A tre anni di distanza dal suo esordio discografico, il cantautore italo-australiano pubblica un secondo, attesissimo lavoro. Piramidi è un viaggio da vivere tutto d’un fiato, danzando e cantando al ritmo di sonorità dal profumo vintage, attraversando paesaggi di intima, confidente delicatezza.
Il secondo, secondo Germanò
Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista.
Così cantava sardonico un Caparezza di tanti anni fa (Il secondo secondo me), esorcizzando l’implicita responsabilità di un artista nei cronfronti delle promesse seminate da un esordio brillante. Raccogliendo questa delicata sfida, Germanò è tornato in studio di registrazione. I contorni del suo secondo album si sono rivelati un poco alla volta, unendo pazientemente i puntini di tre singoli usciti a cavallo fra il 2019 e il 2020: prima Ҫa va?, poi Matteo non c’è ed infine Friends forever. I videoclip dedicati a queste canzoni e il contributo prezioso delle illustrazioni di Massimiliano di Lauro ci hanno regalato qualche linea in più da tracciare, nell’attesa.
Tappe del viaggio
L’apertura e la chiusura dell’album sono affidate alle due canzoni più criptiche del lavoro. Matteo non c’è, capace di immergerci immediatamente nel panorama sonoro del disco, mette in musica le vicende narrate nel breve Angela & Robert di Andrea Chronopoulos: solo guardando il relativo videoclip e leggendo la coloratissima short story del fumettista italo-greco possiamo davvero cogliere il valore narrativo di questo primo brano. Attraverso atmosfere altrettanto rarefatte, Piramidi chiuderà l’album attraverso metafore che raccontano quelli spiriti sognanti e inquieti capaci di tornare, a più riprese, nel corso di queste dieci canzoni.
E riprendersi Sharm el-Sheikh, scrivendo dei geroglifici, gli stessi che portiamo ora noi nel cuore.
L’amicizia e i suoi protagonisti, citati solo per nome, sono raccontati, indagati, celebrati. Così in Stasera esco e Gluten free restiamo impigliati in una serata storta o in una passeggiata notturna e girovaga. E non manca l’affetto per i luoghi da attraversare coi propri compagni di vita, così in Friends forever viene rievocata la magia di una città da condividere, da attraversare, da contemplare: Torino.
Ti prego amore stringimi e poi disegna gli argini.
Non manca spazio di certo per gli amori fatti di carne, complessità e incomprensioni. Germanò ci racconta un addio sulla punta della lingua in Ti sorprenderebbe e le sue conseguenze dolorose in Dov’è che mi fa male. L’amore però non è solo perdita, è anche attrazione. Un’attrazione talvolta stranamente arida, coltivata a suon di «tacchette blu» e pigre distanze (Enchanté), ma anche autentica, timidamente calorosa (Ҫa va?). Il sapore francofono dei titoli forse tende a sottolineare la stretta contrapposizione fra queste due atmosfere così antitetiche.
…mi sentirei un po’ meno solo, piuttosto che guardare questo amore digitale sbocciare con due tacchette blu.
Nel mezzo dell’album compare un entr’acte, che nella sua brevità funge da suggestivo intermezzo fra le due metà dell’album. Mentre un messaggio vocale scorre come in un album di Saba (si pensi agli intermezzi di Bucket List Project), tinte delicatamente digitali ci concedono una sosta “alla Dateo”.
Panorama sonoro
L’intensità di queste dieci canzoni ben si sposa con la possibilità di sostare un istante, come durante gli intermezzi musicali delle letture di Radio3. La pregnanza emotiva e stilistica dei testi di Piramidi è accompagnata da un’altrettanta ricchezza nel trattamento musicale dei brani. Laddove in Per cercare il ritmo la musica era a stretto servizio della parola, qui ogni canzone vive di un accurato, variegato trattamento. L’amore per la musica dance anni ’80 fa comparire ogni tanto un sapore alla The midnight in canzoni come Matteo non c’è o Enchanté. La dichiarata ispirazione ad un certo cantautorato italiano compare nell’accompagnamento pianistico disegnato in Ҫa va?, così come in Dov’è che mi fa male. Attraverso questi richiami non si ha mai l’impressione di essere di fronte ad un’inutile revival, ma piuttosto ad un’autentica forma di reinterpretazione.
«Questo è forte, è mistico, te fa pensa’!»
Piramidi si presenta come il frutto di un processo di maturazione artistica in divenire, eppure già straordinariamente riconoscibile e creativamente consapevole. Non resta che aspettare di vedere dove ci porterà Germanò nel suo prossimo viaggio. Nel mentre, ascoltiamo e riascoltiamo questo prezioso lavoro. E mentre saremo in macchina, potremo magari introdurlo al nostro vicino di posto citando un film caro al cantautore (Il sorpasso di Dino Risi), esclamando: «Questo è forte, è mistico, te fa pensa’!».










