Fai rumore di Diodato è una di quelle canzoni che, mentre ascolti la tv distrattamente e lavi i piatti senza voglia, ti fa voltare e ti fa pensare: “questa canzone la ascolterò per tutto il giorno, per tutti i giorni”.
Penso che alcuni testi li può scrivere solo chi ha un cuore d’argilla. Non un cuore d’oro, un cuore d’argilla. Uno di quei cuori disposti a farsi modellare e plasmare dai sentimenti, dalle emozioni e dalle fragilità delle persone che incrociano il loro cammino, tenendo con sé ogni impronta. Diodato ha un cuore d’argilla, e la sua Fai rumore lo dimostra.
Fai rumore è valsa a Diodato la vittoria – meritatissima – della 70ma edizione del Festival di Sanremo.
Dal palco dell’Ariston, la sua voce è riuscita ad attirare le storie, le vite di tante e di tanti che si sono visti raccontati con parole nuove, delicate e per niente banali. Non si tratta soltanto di una strofa e di un ritornello – che hanno comunque fatto il loro sapiente lavoro – ma di tanto di più. Talmente tanto che le parole non mi vengono e che le emozioni non si trattengono mentre cerco di parlarvi di un pezzo così importante. Ci provo partendo come sempre da quel che sento.
Tutti cantano l’amore, quando nasce quando prende bene cantano gli Ex-Otago. Diodato canta l’amore che attraversa un momento diverso, un momento che va tra un temporale e un sole che prima o poi tutti vorremmo rivedere. Ci ho messo anni per uscire dalla tempesta, l’ho attraversata credendo di non poterne uscire mai. Pensavo solo una cosa:
che non dovrei pensare
eppure ogni volta mi ritrovavo sul letto con una mano ad asciugare le lacrime e con un’altra a tenermi i capelli, mentre avrei voluto che qualcun altro li accarezzasse. Credevo che l’amore mi avrebbe salvata, se io lo avessi salvato; ma me ne restavo zitta, non dicevo nulla perché le parole non arrivavano mai. Avrei voluto che qualcuno parlasse al posto mio… e invece non c’era nessuno e io
me ne vado in giro senza parlare.
C’era un rumore forte che non riuscivo a far andare via, quello di una voce mentre mi diceva che il futuro era soltanto un’ombra ma non quella di noi due. Io mentivo: mentivo su quello che sentivo, mentivo su quello che provavo, mentivo perché pensavo fosse l’unico modo di tenermi al sicuro. Ma non avevo capito ancora che
per quanto io fugga, torno sempre a te.
Ci sono tornata spesso da te, soprattutto quando avevo detto “sì, è veramente finita”. Finché poi non è finita davvero ma nella tempesta ci son rimasta lo stesso, quando il silenzio innaturale era quello con me stessa.
Diodato canta un amore fatto di passi: questo ti fa voltare e tenere lo sguardo puntato al televisore mentre le sue parole scorrono. I passi si fanno pian piano più veloci, fino ad esplodere in un canto liberatorio in cui la verità arriva pungente:
fai rumore qui, e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene,
Io ascolto e penso che rumore è una parola così forte che i nostri cuori, questa canzone, li ha scossi tutti. Le impronte nel cuore di Diodato sono le nostre. Per quanto ognuno di noi abbia potuto fare passi falsi, continuamente trovarsi nel posto sbagliato, c’è un istante in cui la strada si è aperta verso un posto che ancora non avevamo visto, ma che stava guardando noi da sempre. Un posto in cui poter dire che il rumore non dà più fastidio ma diventa una musica diversa, perché ci sono occhi a cui possiamo finalmente dire
E non ne voglio fare a meno oramai, di quel bellissimo rumore che fai.
La bellezza delle parole di Diodato suona come una carezza perché riconcilia vecchi pezzi di noi con nuove parti della nostra vita. Io la vedo così: Fai rumore mi ha portata a guardare con delicatezza ai rumori del passato e con nuovi occhi ai rumori del presente, che diventano musica vera.
Forse ho divagato, ho fatto un lungo giro di parole per qualcosa di molto semplice: Diodato ha tirato fuori una canzone magica, ci ha ricordato che anche le parole più dure possono smussare i nostri angoli. Ci sono rumori che possono aiutarci e che possono farci compagnia, facendoci emergere dal silenzio. Diodato ha cantato quel rumore, sul palco, per ognuno di noi.










