“Disponibile anche in mogano” de I Rovere

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Disponibile anche in mogano non è la descrizione dell’ultima scrivania lanciata sul mercato dalla famosissima multinazionale svedese che arreda le case di tutti noi poveri studenti fuorisede. Si tratta invece dell’album di esordio de I Rovere, band indie-pop bolognese formatasi nel 2016 e composta da Nelson Venceslai, Luca Lambertini e Lorenzo Stivani.

Disponibile anche in mogano è il frutto della collaborazione con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari e Giorgio Patelli, è stato pubblicato il 29 marzo 2019 per RCA (Sony Music). I Rovere, anche se giovanissimi, hanno già avuto la possibilità di calcare dei palchi molto importanti aprendo i concerti dei Pinguini Tattici Nucleari all’Alcatraz di Milano e all’Atlantico di Roma e i live degli Eugenio in Via Di Gioia.

La pubblicazione di Disponibile anche in mogano è stata preceduta dal rilascio di due singoli:  La pioggia che non sapevo e Caccia militare.

Il primo singolo pubblicato è nato dalla penna di Nelson Venceslai, voce della band bolognese. È lo stesso Nelson a raccontare, sul suo canale YouTube (Nels), la genesi di questa canzone e parte del suo significato. Si tratta di una storia vera, scritta di getto per non perdere quella sensazione di smarrimento che giunge subito dopo una rivelazione improvvisa. Il secondo singolo nasce invece dalla collaborazione di tutta la band ed è stato scelto anche come traccia di apertura del disco. È un pezzo che parla del tempo che corre via e che invita a cercare sempre un qualcosa in più, a non accontentarsi.

Una delle tracce più interessanti del disco è sicuramente Tadb.

Una canzone che ci riporta ai tempi di Msn, quando passavamo interi pomeriggi ad inviare scritte glitterate ai nostri amici e chiudevamo le conversazioni con abbreviazioni come tvb. C’è una frase all’interno del testo di questa canzone che mi ha colpito molto e che mi sembra la chiave di volta per comprendere I Rovere.

Ho fatto a botte con la mia malinconia e son riuscito a chiuderla in una canzone. Per vederti ridere ancora una volta, le ho dato questo nome…

I Rovere nascondono la loro malinconia tra le curve di testi molto ironici e arrangiamenti mai banali.

La sesta traccia del disco è quella che non ti aspetti, una strumentale che fa da sottofondo ad un momento di riflessione e che ci traghetta verso la seconda parte dell’album. Una seconda parte più riflessiva che si apre con Silenzio. Il tono cambia e lo si percepisce già dalle prime note.Un testo che parla di assenza, di delusione e di quel sentirsi a volte poco compresi, soprattutto da chi abbiamo accanto. I Rovere cantano

quanta voglia hai tu del mio mondo, ma che ne sai tu del mio mondo

e lo urlano a qualcuno che non c’è mai stato davvero, che non è riuscito a scavare nel profondo o forse non aveva poi tanta voglia di farlo. Il progetto Rovere nasce in una cantina, da un gruppo di ragazzi che amano fare musica e che quasi per gioco hanno deciso di lanciarsi in questo percorso artistico. La loro genuinità si è sente in ogni canzone di questo album, in ogni singola nota. È un album spontaneo, onesto, senza troppe pretese. Sono l’anima della festa, sono quelli che ti svoltano la serata e che riescono sempre a strapparti un sorriso. I loro testi sono semplici, reali, immediati e allegri. Sono la trasposizione in musica di quello che diceva il buon Calvino: “prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

 

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