“Iodegradabile” di Willie Peyote

da | Recensioni album

Iodegradabile è una pennellata di critica societaria necessaria. Come sempre, Willie Peyote, non le manda a dire a nessuno utilizzando il suo sarcasmo tagliente.

Sicuramente Iodegradabile non sarà il suo miglior lavoro per quanto riguarda la musica, i beat e il ritmo ma per i testi è inattaccabile. Perfetto nei temi e nella sintassi oramai come pochi, grammaticalmente parlando.

L’album parte con la fatidica Intro, una voce fuoricampo stile pubblicità.

Detta un po’ i vari temi che toccherà l’artista torinese nelle dodici tracce inserendo una delle grandi domande dell’uomo:

Sapessimo il tempo che resta, sapremmo davvero usarlo meglio?

A questo quesito non poteva che seguire la prima traccia cantata dell’album (la seconda cronologicamente), la quale ha come tema il momento politico che la società italiana sta attraversando. Al di là della goliardia tipica di Peyote, il quale trova una somiglianza tra lui stesso e l’ex ministro Toninelli, la canzone è di per sé molto critica.

Il Mostro è l’additato perché

Non serve trovare delle soluzioni se riesci a trovare un colpevole

soprattutto in un contesto di adattamento sociale. In questo stesso contesto si ambienta la storia de La tua futura ex moglie, ariete che a fine agosto sfonda le porte per lanciare l’album. Testo che segue un certo corso e che trasporta in questo limbo tra sentimenti e rassegnazione prima di iniziare l’artista stesso. Un concetto sottile ma che rende davvero bene. Proprio Quando nessuno ti vede si rivela la tua essenza. Quella che non riveleresti neanche a te stesso, figurarsi ad una donna.

E’ tutto bello finché non ci conosciamo

sintetizza una società che ormai basa sull’approccio, sul flirting, la storia d’amore. E’ facile che subentri la routine in un contesto in cui si va veloce e si cerca di ottimizzare al massimo i tempi.

Mostrare la propria miglior versione diventa esercizio quotidiano, manifestazione di ego commerciale.

Un Catalogo che con l’avvento dei social va a sottolineare un bisogno estetico (a volte anche troppo demonizzato) a dispetto di un’esigenza culturale-caratteriale. Grande riferimento quello all’obsolescenza programmata: la necessità di sostituire gli smartphone, i PC ecc. con i nuovi modelli nonostante essi siano ancora funzionanti. Viene fuori la questione della paura del giudizio e il atto che questa pratica possa verificarsi anche con le persone.

Piccolo Skit di intermezzo per catapultare l’ascoltatore nella seconda metà dell’album. Che peccato è una traccia controversa ma prende davvero bene dal punto di vista del mood, nonostante vada in antitesi con il contenuto e fa da Caronte a Miseri.

“A’ Livella” contemporanea, per fare un riferimento al celebre monologo di Totò, critica la società dei soldi e dello sfarzo in cui stiamo. Riferimento alla citazione di Andreotti con “il tempo logora chi non ce l’ha” degno di nota, anche se il leader democristiano utilizzò al posto de “il tempo”, “il potere”. Scelta azzeccata e attualizzata quella del torinese. C’è anche spazio per il giudizio all’ambiente inteso come intorno.

L’uomo che vive in Cattività è il prototipo dell’essere umano moderno, un uomo che è ben presente all’interno di Iodegradabile.

Senza punti di riferimento, senza stimoli e senza personalità non è più un cittadino della società civile.

Quasi senza accorgersi che vive in cattività

Un mondo senza idee che in Mango viene condannato.

C’è chi morirebbe perle proprie idee

e invece vediamo un pensiero comune piatto. Di coraggio l’autocorrelazione che l’artista fa con la morte di Mango. Equitalia Skit è il secondo momento di tramite dell’album, mentre Semaforo chiude Iodegradabile. Pezzo che parla di amore fuori dagli schemi.

Non serve un pentagramma o sceneggiatura, la  routine serve soltanto per chi ha paura della libertà

Si crea quindi un paradosso per il quale anche le cose belle risultano inusuali agli occhi della modernità.

Iodegradabile è un ritratto dell’italiano medio in vaschetta e con il cellophan, un po’ come la copertina. Consumismo puro con sprazzi di sensi di colpa. Interessanti punti di riflessione ma, Willie Peyote, non eccelle al massimo delle aspettative. Resta lì, sperando che non

duri il tempo di un Semaforo

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