“Abitare è essere ovunque a casa propria”, questo è il claim che ha accompagnato la nuova edizione del Rublanum Festival a Rogliano. Il festival è tornato dopo un anno di pausa con un’idea ben precisa: costruire qualcosa per il territorio e per chi lo vive, non soltanto un evento musicale.
La quarta edizione della manifestazione si è tenuta proprio nella notte dei desideri, il 10 agosto 2026, nella suggestiva cornice a cielo aperto del Teatro all’aperto di Palazzo Ricciulli. Una serata che ha portato a Rogliano musica elettronica, italo disco e nuove sonorità, ma soprattutto quella voglia di stare insieme che sembra essere il cuore stesso del festival.
Nuova direzione, nuova musica, ma stesso obiettivo: trasformare uno spazio in un luogo da abitare
A inaugurare la serata è stato il debutto degli Idiolect, duo calabrese sperimentale che sceglie di raccontarsi esclusivamente attraverso la musica. Un progetto ipnotico che unisce elettronica, parole e frammenti di quotidianità, definito dagli stessi artisti come una “Hypnotic Techno Shamanic Orchestra”. Un esordio che ha iniziato a riscaldare il pubblico, preparando il terreno alle esibizioni successive.
A seguire è stato il turno del duo napoletano Aldolà Chivalà, progetto che intreccia parole, dialetto e sonorità elettroniche in modo originale. Un linguaggio musicale che si muove tra improvvisazione, musica e parole, facendo della performance live il loro punto di forza.
Main artist della serata sono stati i Mind Enterprises, duo formato da Andrea Tirone e Roberto Conigliaro, attesissimo dal pubblico. Il loro sound tra elettronica, italo disco e pop ha trasformato il teatro di Palazzo Ricciulli in uno spazio di energia e movimento, portando a Rogliano quel mix di sonorità che ha permesso al progetto di conquistare negli anni anche il pubblico internazionale. Un’esibizione che ha rappresentato il momento più esplosivo della serata, facendo ballare tutto il pubblico presente.
A seguire, spazio al giovanissimo producer Fenoaltea, progetto di elettronica contemporanea nato a Palermo nel 2017. Un nome che arriva al festival anche forte dalla recente pubblicazione del suo secondo EP “Amici immaginari”, un nuovo capitolo del percorso artistico del producer, già autore di collaborazioni con alcuni protagonisti della nuova scena urban-pop italiana.
A chiudere la serata è stato il dj resident Huxley, ormai legato al percorso del Rublanum Festival, che ha accompagnato il pubblico verso la conclusione con le sue selezioni musicali.
Una line-up pensata non solo per far ballare, ma soprattutto per far vivere il territorio
Al Rublanum, la musica è infatti soltanto una parte del racconto. Accanto agli artisti hanno trovato spazio mercatini, area food, installazioni visive e momenti di aggregazione, in un contesto costruito attorno alla comunità e alla valorizzazione del territorio. È qui che il claim “Abitare è essere ovunque a casa propria” assume il suo significato più concreto, abitare un luogo non significa semplicemente occuparlo, ma viverlo.
Rublanum si conferma così un progetto radicato nel e per il territorio che utilizza la musica come strumento per creare occasioni di incontro e, allo stesso tempo, per raccontare un’identità. Rogliano non diventa soltanto lo scenario del festival, ma parte integrante dell’esperienza culturale, uno spazio da vivere e trasformare anche solo per una notte in un luogo di comunità.
“Le radici ci danno un’identità, la musica lo spazio per condividerla e sentirci comunità”, così gli organizzatori raccontano il Rublanum Festival. E dopo averlo vissuto, è forse proprio questa la frase che più di tutte riesce a descriverne l’essenza. Oltre la musica, ciò che resta è la sensazione di aver preso parte a qualcosa costruito per stare insieme, valorizzare un luogo e, soprattutto, abitarlo davvero.










