Perché la scaletta di Carl Brave, a Roma, ha funzionato così bene

da | Nov 28, 2025 | Flash News

La band aveva già riempito il palazzetto quando molti erano ancora in fila per l’ultima birra. Un inizio diretto, senza scenette d’apertura, che ha messo subito a fuoco l’atmosfera della serata.

Dal parterre, il palco sembrava una Roma ricostruita da chi la vive più che da chi la fotografa. Colonne un po’ sbilenche, la Bocca della Verità fuori centro, scalini che richiamavano la 126 senza farne un trofeo da quartiere. Un allestimento che non voleva stupire: voleva mettere tutti a proprio agio. Ed è lì che Carl Brave ha fatto una scelta molto sua. Prima ancora di prendersi il centro, ha presentato la band. Con calma, più di una volta, quasi a dire “questa è la squadra, guardate loro quanto me”. Un gesto semplice, ma che ha impostato il tono.

@ Marta Trovato

L’apertura con Regina Coeli, Pub Crawl, Camel Blu, Il Primo Take è passata via liscia, come un modo per riportare il pubblico dentro un mondo già noto. Nessuna partenza a razzo. Piuttosto un avvicinamento graduale. In Paure e Morto a Galla la sala si è fatta più attenta del previsto per un palazzetto, mentre Isola Tiberina è stata la prima canzone a far muovere davvero tutti, senza forzature.

Poi sono arrivate Spigoli, Merci, VTLV, e lì si è visto chiaramente quanto il concerto si reggesse sulla band. Carl teneva il filo, ma erano gli incastri tra i musicisti a dare respiro ai pezzi. In Fotografia e Ciobar il pubblico sembrava anticipare le entrate, come se avesse interiorizzato quella parte di repertorio più di quanto volesse ammettere.

La parte centrale, con Bar S.Calisto, Occhiaie, Posso, ha riportato un tono più narrativo. Non c’era voglia di spettacolarizzare niente. Si procedeva con naturalezza, e si vedeva. Dal basso era evidente che la forza della serata stava nel gruppo, non nel singolo.

Il medley con Solo Guai, Tararì Tararà, Polaroid ha sciolto anche i più rigidi: telefono in mano, movimenti laterali, quell’energia collettiva che arriva quando cominci a riconoscere gli inizi dai primi due secondi. Poi il rallentamento di Noccioline e Sempre in Due, che ha rimesso tutti in ascolto.

@ Marta Trovato

Nell’ultimo tratto, Che Poi, Termini, Vita, Flash, la sala era ormai un blocco unico. L’arrivo degli ospiti è stato calibrato bene. Sarah Toscano su Perfect ha portato una delicatezza che ha fatto abbassare i toni per un attimo. Poco dopo Noemi su Makumba ha rimesso in moto tutto, con quella familiarità che il pubblico romano le riconosce senza pensarci troppo.

La chiusura con Malibù è arrivata da sé. Senza lunghe pause, senza finti bis. Solo una sala piena che ha cantato tutto dall’inizio alla fine. Un concerto costruito bene, senza farlo pesare, con quella misura che apprezzi davvero solo quando te ne vai e ti accorgi che non cambieresti quasi nulla.

@ Marta Trovato

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