Il 14 giugno, all’Ippodromo delle Capannelle, Rock in Roma rialza il sipario su una delle live band più amate e più sottovalutate allo stesso tempo: i Counting Crows, pronti a riportare sul palco quel loro rock emotivo, sgangherato al punto giusto, capace di passare dal sussurro all’urlo in un cambio di respiro. Biglietti in vendita dal 4 dicembre, e sì, l’aria è già quella delle grandi occasioni.
Per oltre trent’anni la band di Adam Duritz ha costruito un rapporto con il pubblico che non somiglia a quello di nessun altro gruppo americano della loro generazione. Non è solo questione di hit, certificazioni, Grammy e nomination agli Oscar. È che i Counting Crows hanno sempre avuto un certo modo di stare “dentro” le canzoni: una sincerità ruvida, una fame melodica che li ha resi riconoscibili al primo verso. August and Everything After, il debutto del 1993, fu un’esplosione controllata: milioni di copie vendute, un’estetica alt-rock che si infilò nelle radio e non ne uscì più, e una generazione di ascoltatori convinta che Mr. Jones fosse stata scritta solo per loro.
Da lì, una marcia solida e irregolare come la vita vera: Recovering the Satellites nel ’96 — doppio platino, numero uno in classifica, e un Duritz che entrava definitivamente nell’immaginario dei songwriter americani — poi This Desert Life, Hard Candy, Saturday Nights & Sunday Mornings, Somewhere Under Wonderland. Album che non hanno vissuto di hype ma di fedeltà: chi li ha amati, li ha amati per sempre. Il loro segreto è sempre stato questo: far sembrare gigantesco anche ciò che è minuscolo.
E poi c’è Accidentally in Love, 2004: la canzone scritta per Shrek 2 che li catapulta nella cultura pop con una forza inattesa. Oscar, Golden Globe e Grammy sfiorati, milioni di bambini (e adulti) che ancora oggi la canticchiano senza ricordarsi nemmeno perché. Una di quelle tracce che fanno curriculum e mitologia insieme.
Dopo anni di pausa creativa, nel 2021 arriva Butter Miracle: Suite One, quasi un EP-narrazione, un ritorno morbido ma luminoso che conferma quanto la band sia ancora rilevante. Così riparte anche il tour, il primo dal 2018, e il feeling con la dimensione live torna a pulsare come prima.
Ora Roma li aspetta. Quattro anni sono tanti: abbastanza da far crescere l’attesa, non abbastanza da far dimenticare cosa significa ascoltarli dal vivo, con quella voce di Duritz che sembra sul punto di spezzarsi e invece cambia solo colore. Rock in Roma è il posto ideale per rivederli: un festival che non chiede performance perfette, ma verità, presenza, storie. E i Counting Crows, di storie da raccontare, ne hanno ancora un mucchio.










