Cosa aspettarsi dal live dei Counting Crows a Rock in Roma

da | Dic 4, 2025 | Flash News

Quattro anni lontani da Roma sono un’eternità, soprattutto se ti chiami Counting Crows.

Il 14 giugno, all’Ippodromo delle Capannelle, Rock in Roma rialza il sipario su una delle live band più amate e più sottovalutate allo stesso tempo: i Counting Crows, pronti a riportare sul palco quel loro rock emotivo, sgangherato al punto giusto, capace di passare dal sussurro all’urlo in un cambio di respiro. Biglietti in vendita dal 4 dicembre, e sì, l’aria è già quella delle grandi occasioni.

Per oltre trent’anni la band di Adam Duritz ha costruito un rapporto con il pubblico che non somiglia a quello di nessun altro gruppo americano della loro generazione. Non è solo questione di hit, certificazioni, Grammy e nomination agli Oscar. È che i Counting Crows hanno sempre avuto un certo modo di stare “dentro” le canzoni: una sincerità ruvida, una fame melodica che li ha resi riconoscibili al primo verso. August and Everything After, il debutto del 1993, fu un’esplosione controllata: milioni di copie vendute, un’estetica alt-rock che si infilò nelle radio e non ne uscì più, e una generazione di ascoltatori convinta che Mr. Jones fosse stata scritta solo per loro.

Da lì, una marcia solida e irregolare come la vita vera: Recovering the Satellites nel ’96 — doppio platino, numero uno in classifica, e un Duritz che entrava definitivamente nell’immaginario dei songwriter americani — poi This Desert Life, Hard Candy, Saturday Nights & Sunday Mornings, Somewhere Under Wonderland. Album che non hanno vissuto di hype ma di fedeltà: chi li ha amati, li ha amati per sempre. Il loro segreto è sempre stato questo: far sembrare gigantesco anche ciò che è minuscolo.

E poi c’è Accidentally in Love, 2004: la canzone scritta per Shrek 2 che li catapulta nella cultura pop con una forza inattesa. Oscar, Golden Globe e Grammy sfiorati, milioni di bambini (e adulti) che ancora oggi la canticchiano senza ricordarsi nemmeno perché. Una di quelle tracce che fanno curriculum e mitologia insieme.

Dopo anni di pausa creativa, nel 2021 arriva Butter Miracle: Suite One, quasi un EP-narrazione, un ritorno morbido ma luminoso che conferma quanto la band sia ancora rilevante. Così riparte anche il tour, il primo dal 2018, e il feeling con la dimensione live torna a pulsare come prima.

Ora Roma li aspetta. Quattro anni sono tanti: abbastanza da far crescere l’attesa, non abbastanza da far dimenticare cosa significa ascoltarli dal vivo, con quella voce di Duritz che sembra sul punto di spezzarsi e invece cambia solo colore. Rock in Roma è il posto ideale per rivederli: un festival che non chiede performance perfette, ma verità, presenza, storie. E i Counting Crows, di storie da raccontare, ne hanno ancora un mucchio.

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