MOBRICI, “Con la lingua”: il ritorno del desiderio che non vuole scomparire 

da | Nov 27, 2025 | Recensioni singoli

MOBRICI firma un brano crudo e istintivo, sul desiderio che non si lascia spegnere.

MOBRICI torna con il nuovo singolo Con la lingua, fuori dal 21 novembre. Scritto a quattro mani con Gazzelle e prodotto da Federico Nardelli, Con la lingua è un brano che vive nelle zone grigie, tra ciò che dovrebbe essere finito e ciò che invece continua ostinato a vibrare, come un nervo scoperto. È il racconto di un desiderio che non muore, di quei ritorni che accadono quando dovresti aver chiuso la porta, ma il cuore – o meglio, il corpo – ha deciso diversamente. 

Le parole arrivano dirette, come uno schiaffo. C’è la fuga immaginata “volevo andarmene in Messico…” e la cruda verità “ma ho sentito che dicevi che non lo volevi”. In quell’ammissione c’e già mezzo cuore che si sgretola. Ma il fulcro del brano è la richiesta più carnale, sincera:  “volevo un bacio con la lingua”. Nessuna metafora, nessuna immagine romantica. È una necessità, un bisogno primitivo, una richiesta che taglia la retorica. Ci sono canzoni che spiegano l’amore, questa invece lo mette sul tavolo cosi com’è: scomodo, goffo, inevitabile. 

La produzione è asciutta, quasi minimale, come a voler eliminare qualsiasi distrazione per lasciare che sia la voce – calda, tremante, a tratti ruvida – a guidare. Il sottofondo privo di fronzoli consente alle parole di espandersi, come passi leggeri su un pavimento scricchiolante: la voce di MOBRICI diventa un filo che unisce ciò che e stato e ciò che sarebbe potuto essere. 

Con la lingua di MOBRICI è un promemoria dell’amore consumato

È una canzone che parla di amori che non finiscono mai davvero, ma cambiano forma e restano sospesi. Una malinconia che avvolge, una nostalgia che puzza di pelle e non di ricordi, un brano che racconta la parte più scomoda dei rapporti umani: quella cruda, carnale, che non parla con le metafore, ma con i gesti.  

MOBRICI fotografa quell’attimo in cui ti rendi conto che la distanza che ti separa dall’altra persona è più piccola della tua capacità di mentire. Riesce a catturare quella zona emotiva che di solito non si dichiara: il limbo tra la fine e il ritorno, tra la dignità e la dipendenza, tra l’andarsene e il rimanere. È la prova che il desiderio non segue regole, non rispetta equilibri, non chiede il permesso: torna quando vuole e ti fa bussare a porte che avevi giurato di non aprire più. 

Con la lingua non è una canzone d’amore, ma un brivido, un istinto che sopravvive alla logica, un bacio che non dovevi dare ma che, se potessi, ridaresti mille volte. E forse è proprio questa la forza del brano: raccontare il desiderio come qualcosa che non si lascia addomesticare, che non puoi controllare, come un vecchio amplificatore che vibra ancora, anche quando la musica è finita. 

La Playlist di Cromosomi