Come gli attentati terroristici minano l’arte: dal Bataclan al Crocus

da | Apr 17, 2024 | News

Nella nostra contemporaneità, convivere con il disagio e con il pericolo sembra normalissimo, ma allo stesso tempo fuori dal mondo. Pensiamo di essere tutti al sicuro nel nostro piccolo orticello, ma non possiamo fare a meno di essere assaliti da alcune notizie. Sì, usiamo la parola assaliti: a volte le informazioni veicolate dai media sono […]

Nella nostra contemporaneità, convivere con il disagio e con il pericolo sembra normalissimo, ma allo stesso tempo fuori dal mondo. Pensiamo di essere tutti al sicuro nel nostro piccolo orticello, ma non possiamo fare a meno di essere assaliti da alcune notizie. Sì, usiamo la parola assaliti: a volte le informazioni veicolate dai media sono potenti come tsunami. Ci travolgono, ci sconvolgono. Cambiano la nostra concezione delle cose, della società, degli altri. Ci destabilizzano.

Quello che più stravolge la nostra realtà è spesso un evento terribile e improvviso, che ci pare insensato, che colpisce molto vicino a noi, geograficamente o umanamente.

Questa, se ci pensate, è la descrizione esatta degli attentati terroristici. Improvvisi, dirompenti, terribili. Da un momento all’altro, decine e decine di vite vengono strappate via nel modo più violento possibile.

La cosa peggiore, quella che ci fa rabbrividire, è il fatto che spesso questi atti terroristici vengono eseguiti in situazioni di svago. Pensiamo all’attacco ai mercatini di Natale di Berlino del 2016, o a quello sulla promenade di Nizza, sempre nello stesso anno. Luoghi e circostanze in cui il nostro bisogno di socialità e di svago vengono soddisfatti, ma che si trasformano negli sfondi di carneficine terribili.

Anche i luoghi della musica e dello spettacolo non sono da meno. Basti pensare alla serie di attentati che ha shockato l’Europa intera: Parigi 2015, nella notte del 13 novembre.

89 morti solo al Bataclan, un locale parigino, da sempre conosciuto nel mondo per essere la casa del rock e del movimento alternativo. Quella sera, suonavano gli Eagles of Death Metal, un supergruppo gruppo garage rock americano. Sulle note di “Kiss the Devil”, si sono sentiti degli spari dal fondo della sala. I membri della band sono scappati da una porta nel dietro le quinte, mentre nel locale si è consumata una tragedia per mano dei fondamentalisti islamici dell’ISIS.

Facciamo un salto temporale fino al mese scorso, quando un altro attentato firmato dal sedicente Stato Islamico ha bloccato violentemente la vita in Russia. 139 vittime, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato: al Crocus, la sala concerti di Mosca, il 22 marzo.

La morte che si intreccia e avvelena la vita, in momenti e luoghi di svago, di musica, di vita.

Il terrorismo viene denominato anche come la perversione della modernità, in una logica del terrore che serve a impressionare le persone e a farle vivere nella paura. Quindi, a essere manipolabili.

I terroristi si sentono legittimati dal basso a distruggere il mondo e l’ordine costituito, che loro percepiscono come sbagliato. Come un pantano, che tutti risucchia nella sua mediocrità e nei suoi errori, in una società senza valori (o almeno, senza quelli voluti dalla mentalità terroristica).

Loro sono illuminati, secondo la loro visione binaria della realtà, che hanno il compito di svegliare le persone e di trascinarle verso la luce, verso una nuova società dove la storia finisce e rimane solo la massima felicità. E qual è il metodo migliore per scuotere le persone, se non quello di colpirle proprio durante quelle attività che uniscono la gente e che la fanno divertire?

Ecco, il legame maledetto fra musica, cultura e terrorismo.

La Playlist di Cromosomi