Dove te ne vai: il classico di Margherita Vicario

da | Gen 19, 2024 | In Evidenza, Recensioni singoli

Margherita Vicario pubblica, il 18 gennaio, Dove te ne vai, singolo che chiude la raccolta Showtime.

Un’affermazione artistica forte, qualora ce ne fosse bisogno, soprattutto nei tre singoli pubblicati, si sublima e si connota in maniera decisa in Dove Te Ne Vai.

Margherita Vicario non è mai andata per il sottile e Dove te ne vai è l’ennesima dimostrazione di un’artista con una personalità straripante. Il singolo ha la potenza di un turbine e la delicatezza di una carezza debole. La canzone si spiega bene semplicemente ascoltando la melodia e l’apice vocale toccato da Margherita Vicario, la quale con un tocco vintage e di stile ha voluto dare un tratto classico e caratteristico alla sua musica. Dove te ne vai è un salto in più verso un’arte musicale, quella di Margherita Vicario, che punta alla perfezione non per forza seguendo strategie convenzionali.

Dove te ne vai?
Dimmi quando, dimmi dove, vengo anch’io
Posso andare?
Ho il permesso, vero, Dio?
Sono grande abbastanza, vado anch’io
Ma se tornerai
Se ritorni, se allora torni, resto qui
Sei un bugiardo, oggi è solo lunedì
Non importa, perché io ti ho detto sì, ah-ah

Dove te ne vai è più di un tentativo ben riuscito.

Margherita Vicario è tra le artiste deputate alla rinascita autoriale della musica italiana. Da Showtime questo viene fuori poiché la sperimentazione e l’esperienza si toccano e creano innumerevoli momenti musicali di stile. Le parole che possono dare l’idea di cos’è questa composizione musicale sono tutte legate allo stile, all’eleganza e alla postura. Se è vero che per produrre le famose hit c’è bisogno di una forte musicalità connotata, è altrettanto vero che finire nel dimenticatoio, in questi casi, è pratica comune. L’unico modo per produrre canzoni che possano contribuire alla crescita melodica del panorama è pescare dal classico plasmandolo con eleganza. Per fare ciò è necessaria un’esperienza e un’incoscienza tipica solo di cantanti alla Margherita Vicario: fatali e vitali.

L’ho capito in un minuto che parlarsi serve a poco
Ma guardarsi da vicino è la parte più bella del gioco
La musica sparisce, quell’odore intanto cresce
Siamo qui da solo un’ora, il ricordo è già memoria

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