Serole: l’unico possibile primo disco dei Tropea

da | Gen 15, 2024 | Recensioni album

Quanto tempo può passare prima di fare un disco? Per i Tropea, non è mai troppo tardi.
Dopo sei anni di musica, gli artisti milanesi sfornano Serole, il loro primo album, fuori da venerdì 12 gennaio per  peermusic ITALY Artist First.

Un comune italiano di 99 abitanti della provincia di Asti da il nome a quest’ultimo lavoro dei Tropea che, spesso, trascorrevano l’inizio del nuovo anno nella cittadina piemontese insieme al loro gruppo di amici.

Serole il titolo e Serole la prima traccia del disco che vede l’aggiunta di un sentimentalismo tra parentesi: “Insieme a te. Un brano che – nasce durante il capodanno del 2019.  Uno slogan che potremmo definire didascalico della situazione. Inizialmente la melodia aveva uno sviluppo più ampio e il pezzo durava di più, ma successivamente si è deciso di conferire al pezzo la funzione esclusiva di intro dell’album, accorciandone la durata – racconta Pietro.

Un lavoro carico di urgenza espressiva

L’ultimo lavoro dei Tropea si unisce alle incertezze e al senso di inadeguatezza di una generazione che cerca, in tutti i modi, il proprio posto nel mondo. Al suo interno gravitano amore, tristezza, amarezza e tutta la dolcezza che il gruppo è capace di trasmettere a suon di musica.

Inglese mi sei caro

Le tracce in inglese arricchiscono il disco di nuove sonorità: Sick è la prima registrazione sul telefono di Lorenzo dall’inizio del Covid.

Mi ricordo che avevo appena finito di cambiare le corde alla mia chitarra acustica, e subito le mie mani andarono a generare quelle forme di accordi malinconici, un po’ figli della musica che ascoltavo in quel periodo (principalmente Alex G e King Krule), e un po’ dell’umore tetro che ha caratterizzato l’inizio del 2020. Il testo è venuto poco dopo: parla della paura di ammalarsi (al telegiornale davano continuamente notizie di persone che si ammalavano e morivano di Covid) di una malattia che, però, non è solo fisica, ma dell’animo. Il testo del ritornello in origine non c’era ed è stato aggiunto da Domenico più tardi, e completa in maniera dolceamara gli stati d’animo delle strofe.

All My Life, invece racconta l’incertezza, le attese e una ricerca necessaria dell’Io, il quale, a causa dell’inesorabile trascorrere del tempo, sembra diventare sempre più irraggiungibile. 
Un pezzo che richiama forse lo stile degli Cigarettes After Sex e che si mescola bene con tutto il sound dell’album, probabilmente anche grazie alla posizione all’interno della tracklist.

L’unico possibile primo disco dei Tropea

Le canzoni hanno guidato tutto, le scelte di arrangiamento sono state fatte con un orecchio teso alla pancia dei brani, per capire dove volevano andare. Abbiamo avuto il piacere di coinvolgere Marco Sonzini (Rolling Stones, Post Malone, Vasco, Tiziano Ferro, Elton John…) per il mixaggio, e Josh Bonati (Sufjan Stevens, Mac Demarco) per il mastering, che si sono rivelati le persone e gli artisti giusti da coinvolgere per la finalizzazione.”

Foto di famiglia

La copertina, di Giovanni Pagani, è uno scatto che risale al Capodanno del 2017. I protagonisti della foto sono proprio gli stessi Tropea in compagnia dei loro amici: una generazione di ventenni che si avviano su una strada in salita che porta all’ignoto, ciascuno secondo la propria velocità.

Semplice

Il brano che chiude Serole è ispirata allo slow-core dei Red House Painters. La traccia descrive il meccanismo che da un’intuizione porta alla nascita di un qualcosa, a volte di una canzone. Un meccanismo che, lo stesso gruppo, descrive in due parole: semplice e alieno.

“Semplice” perché è una corrispondenza quasi automatica di gesto-emozione-azione, che viene registrata e salvata. Successivamente rivista ed eventualmente rielaborata. “Alieno” perché, come tante persone nate in un luogo e cresciute in un altro, viene dalla sensazione di appartenere a nessun luogo e a tutti luoghi contemporaneamente.”

Un lavoro fatto bene che rappresenta a pieno questo lungo e tortuoso cammino “tropeano”.



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