Gemitaiz arriva puntuale con il suo QVC 10

da | Dic 15, 2023 | In Evidenza, Recensioni album

Decimo capitolo di Quello Che Vi Consiglio, la saga mixtape più longeva del rap italiano. Come ogni anno, anche nel 2023 Gemitaiz ha lasciato la sua firma. Lo ha fatto praticamente alla fine, restando fedele alle uscite dei suoi QVC che con quello pubblicato oggi sono arrivati al 10° capitolo. Una saga che, in quanto a longevità, non ha rivali in Italia. Dal 2009 ad oggi Quello Che Vi Consiglio è diventato un appuntamento quasi annuale, intervallato da altri 6 album in studio.

Questo ci dice tanto della carriera di Gemitaiz, uno che ha sempre fatto dei mixtape il suo culto anche a successo ormai raggiunto. Una scelta apprezzabile che lo ha reso uno dei rapper più prolifici ma che porta con sé qualche inevitabile rischio.

Questa premessa è necessaria prima di iniziare a parlare di QVC 10, un mixtape di ben 22 tracce. Non tutti i suoi QVC nel corso degli anni sono stati sullo stesso livello, e sarebbe onestamente strano il contrario. Diciamo subito che di base il mixtape, a differenza del disco, non nasce per vendere e creare singoli, ma più come una vetrina in cui mostrare il proprio talento. È un prodotto più libero dalle logiche di mercato, molto più impulsivo e legato allo stile più che ai contenuti.

Diciamo anche che ormai questa differenza si è decisamente assottigliata quasi fino a scomparire, tanto che entrambi i prodotti strizzano allo stesso modo l’occhio alla macchina ben oliata e collaudata dell’industria discografica. E allora, cosa aspettarsi oggi quando un artista pubblica un mixtape?

QVC 10, il mixtape più lungo di Gemitaiz dopo il vol.2

La paura quando si vede una tracklist composta da 22 brani, come nel caso di QVC 10, è che il disco possa risultare pesante. L’album parte forte con Intro, Without You con JAY1, Jeffrey e Restiamo Soli con Fabri Fibra impreziosite da quattro basi di una certa caratura. Dopodiché il mixtape pare assestarsi su un livello piuttosto uniforme fino alla fine. Le produzioni restano impeccabili e il più delle volte in perfetta sintonia con il mood e il flow di Gem e anche i featuring impreziosiscono bene alcune tracce. Menzione speciale per Massimo Pericolo che si conferma in grande spolvero dopo l’uscita del disco, ma anche per Fabri Fibra, JAY1, Emis Killa e Gué e l’immancabile Jack The Smoker.

Quello che sembra mancare durante l’ascolto sono dei momenti di stacco. Ci sono tracce che stilisticamente si distinguono dalle altre ma sono al secondo posto (Without You) e al penultimo (Hip Hop Snippet). L’unica che dà più respiro a centro disco è Colpevole con Franco126 e Lil Kvneki. Per il resto il timbro si mantiene su livelli più o meno standard, anche nei pezzi con un mood più introspettivo tipo Il Salto, La Ballata Del Dubbio Pt.4 e Non Ti Vedo Più.

La Ballata Del Dubbio

Capitolo a parte merita La Ballata Del Dubbio Pt.4, l’ultimo pezzo di una saga nella saga a cui i fan di Gemitaiz sono decisamente affezionati. Un pezzo che nel 2012, in Quello Che Vi Consiglio vol.3, aveva steso tutti, confermandosi e anche riuscendo a trasformarsi un po’ nei due capitoli successivi. Scoramento, disperazione, istinti suicidari e rabbia erano gli ingredienti che di volta in volta ci raccontavano di qualche storia d’amore andata male. In questo caso c’è una sofferenza meno disperata e più consapevole, meno irrazionale e più matura. Le parole di questo pezzo hanno tutt’altro peso rispetto ai precedenti episodi, per una Ballata Del Dubbio che resterà divisiva tra chi la apprezzerà e chi non la riterrà all’altezza delle altre.

Non so se darti il mio cuore
non so se è veleno oppure amore

Più di tutto, in conclusione, ciò che frena l’album è la ridondanza nei testi. Troppo pochi infatti i picchi di originalità nei contenuti. Dai riferimenti all’erba tanto cari a Gemitaiz presenti in quasi tutte le canzoni a quelli sul mondo del calcio che troviamo in Gol con Madman, Ballon D’Or con Nayt, Coppa Italia con Nerone e Ensi e sparsi qua e là in diverse altre tracce. Non è un problema di autocitazionismo o ripetizione di alcuni stilemi, carattere tipico del rap, è che alcune volte sembra ci si accontenti troppo di scrivere formule che per un certo tipo di pubblico, evidentemente, funzionano. Questo estratto di Jeffrey forse conferma quanto appena detto:

Se c’era da sorridere sicuro ho scelto le pare
da quel giorno sono in full immersion
ora quando suono non resta più un ingresso
no non serve che curi il testo

È ovvio che con il successo l’urgenza di dire certe cose non sia più la stessa, ma tante barre sono talmente sentite e risentite che rischiano di suonare vuote. Questo, però, è un problema che valica decisamente i confini di questo disco.

Un po’ mi fa rabbia trovarmi a commentare così QVC 10 l’album di uno dei rapper che preferisco.

Ma è proprio questo legame con l’artista che mi spinge a pretendere di più da uno come lui. Forse l’errore sta proprio nel pretendere qualcosa da chi, con la sua musica, ci fa giustamente ciò che gli pare. E allora non pretendo, ma mi aspetto di più. Perché Gemitaiz riesce a muoversi sulla base con una dimestichezza unica, confermandosi un maestro nella capacità di cambiare continuamente flow senza mai perdere il focus sulla traccia.

Non voglio scadere in una critica sterile e bigotta sui contenuti dei testi, non è quello il problema. Ciò che mi indispone è un’attitudine di apparente appagamento che rischia di rovinare la qualità del prodotto, sfociando in eccessiva vacuità.

E questo è un rischio che voglio che il rap, soprattutto quello degli artisti a cui tengo di più, non corra.

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