C’è spazio per tutti nella musica?

da | Dic 11, 2023 | News

Che sia attraverso Spotify o un TikTok, al giorno d’oggi tutti possono (o devono?) fare musica.

La tecnologia, infatti, ha modificato e trasformato in maniera radicale i processi produttivi e distributivi della musica. Basta avere una connessione a internet per essere un cantante. Ma c’è veramente spazio per tutti?

Inutile girarci intorno: il mercato musicale è saturo. Ogni giorno vengono pubblicate centinaia, se non migliaia, di canzoni nuove. Questo comporta non solo una difficoltà da parte degli ascoltatori per barcamenarsi tra tutte le nuove uscite, con il rischio di chiudere la piattaforma di turno con una fastidiosissima sensazione di spaesamento, ma anche da parte degli emergenti stessi, i quali faticano, appunto, ad emergere.

Il problema è anche un altro: con tutta questa affluenza, com’è possibile distinguere le uscite “buone” da quelle “cattive”, quelle di successo da quelle destinate al flop?

La competizione tra gli emergenti si è fatta sempre più agguerrita e i parametri per il successo diventano sempre più soggettivi (e sbilanciati): c’è chi raggiunge il successo con il primo singolo della carriera, magari diventato virale su un social, e chi nemmeno dopo anni e anni di gavetta (che ricordiamo non essere accessibile a tutti). Conseguentemente, questo porta alla popolarità di brani spesso mediocri mentre altri decisamente più validi rimangono nell’ombra.

La verità è che se hai un pubblico, puoi permetterti di fare (quasi) tutto. Un esempio lampante è l’attuale avventura di GrenBaud a Sanremo Giovani, giovanissimo streamer milanese seguito da un milione di utenti su Twitch e, per sua stessa ammissione, alle primissime armi con la musica.

Un altro spunto interessante è che, quando un personaggio diventa famoso, questo tenta più o meno sempre di sbarcare il lunario musicale. La musica è la terra di nessuno e di tutti, di influencer, tik toker, streamer, imprenditori. Ma quanto di questo interesse è mosso dalla sincera vocazione artistica e quanto dal denaro e dai numeri?

Tirando le somme sì, c’è spazio per tutti, ma mi permetto di porre un’altra domanda altrettanto provocatoria: cosa succede quando si abusa di questa inclusività?

Articoli Correlati