Enrico Nigiotti torna live con tre date Unplugged: ce ne parla e si racconta a Cromosomi

da | Nov 28, 2023 | Interviste

Dopo l’uscita del suo ultimo singolo Ninnananna, Enrico Nigiotti torna finalmente live con tre appuntamenti speciali ed inediti. Il cantautore livornese sarà il 3 dicembre a Roma, l’8 a Milano e il 9 a Firenze, per riproporre al pubblico tutte le proprie canzoni in nuove vesti, ancora più intime ed emozionanti. 

Noi di Cromosomi lo abbiamo intervistato, per chiedergli di questo ultimo progetto e della grande svolta che ha segnato la sua vita: la nascita dei suoi due bimbi. 

Ciao Enrico Nigiotti! Come stai? Com’è questa nuova fase della tua vita?

Eh, sono tornato di nuovo a girare un po’ come una trottola. La cosa che fa ridere di questo mestiere è che stai un tot di tempo fermo a scrivere, statico e in casa. E tutto a un tratto BOOM, fai uscire un nuovo pezzo e riprendi il ritmo. Un ritmo che di fatto non hai mai dimenticato, un po’ come andare in bicicletta.

Effettivamente, prima dell’uscita di Ninnananna, era un po’ che non ti si sentiva, da Notti di luna, durante la pandemia. Diciamo che questo mestiere ti ha dato la possibilità di prenderti il tuo tempo, vivere appieno la vita e le cose che ti accadono per poi riportarle dentro i tuoi pezzi. Questo è un po’ il tuo denominatore comune, il bello della tua musica: che dentro c’è la vita vera.

È esattamente così. Io non riuscirei mai a mettermi a tavolino e dire “oggi scrivo una canzone”. Ho bisogno di sentirlo dentro quando è il momento di scrivere, ed è un momento che non decidi, viene quando viene. Così come non si può decidere di smettere di soffrire o di amare. Paradossalmente però, si riesce a comunicare quello che si sente solo una volta metabolizzato il sentimento, una volta vissuto sulla pelle e riconosciuto. Qualsiasi canzone io debba scrivere ho proprio la necessità di aver provato quello che descrivo. Averlo provato ed essermi preso del tempo per trovare le parole giuste per raccontarlo. Nonno Hollywood è stata l’unica eccezione: quella canzone l’ho buttata giù di getto, non appena nonno ci ha lasciati. 

Come è nata, invece, Ninnananna? Sempre di getto o hai avuto bisogno di fare ordine dentro di te?

Ninnananna descrive l’emozione più bella che io abbia mai provato nella mia vita. Contrariamente a Nonno Hollywood, non sono proprio riuscito a scriverla subito, nonostante avessi provato e riprovato a buttare giù i versi durante la gravidanza della mia compagna. Non ne è uscito nulla fino alla loro nascita, perché mi mancava quel qualcosa che veramente rendesse il mio stato d’animo vero, cosicché arrivasse esattamente come lo volevo fare arrivare a tutti voi… Poi sono nati Maso e Duccio, e osservandoli mi è arrivata la botta emotiva vera e propria che ha fatto nascere Ninnananna. Quindi ecco, quello che credo io è che sia la canzone che viene a cercare te, e non viceversa.

Ciò che mi hai appena raccontato si percepisce dai tuoi pezzi. Una cosa che accomuna tutte le tue canzoni è proprio questa lingua cristallina, sincera, quotidiana. Permette di empatizzare facilmente, di soffrire e gioire con te.

Sai, io sono una persona molto semplice, anche nel modo di parlare. La mia musica non può che essere altrimenti. Anche io come ascoltatore, cerco sempre chi riesce a farmi arrivare un’emozione come se stessimo parlando assieme, nella quotidianità. Io amo Luigi Tenco proprio per questo: lui riesce a dire cose incredibili in maniera semplicissima. Così anche Vasco Rossi. Forti emozioni che arrivano dirette.

Questo Unplugged tour che inizi a dicembre, fatto di tre concerti in chiave acustica, si sposa esattamente con ciò che mi hai appena raccontato: una ricerca di intimità, di incontri genuini e di vicinanza con il tuo pubblico.

Sì, è proprio così. Pensa che quando è nata questa idea, volevamo fare tutte e tre le date in delle location dove il pubblico potesse stare seduto, comodo e vicino. Con Roma e Firenze siamo riusciti a metterlo in pratica, in quanto teatri, mentre a Milano a Santeria Toscana 31 il pubblico sarà in piedi, ma ricreeremo l’atmosfera giusta. Queste tre date, non sono da concepire come un tour, quanto piuttosto come tre esperienze singole, indipendenti una dall’altra. Tre modi per rincontraci, con l’uscita della canzone. Tre occasioni per far sentire i miei pezzi in una nudità inedita, nella forma in cui sono nati. Far sentire le mie canzoni riarrangiate per renderle davvero speciali, ancora più emozionanti, ancora più di cuore. Saremo liberi sul palco, senza metronomo nelle orecchie. Solo voce, strumenti e pubblico.

Tu parli al plurale, infatti ricordiamo che non sarai solo sul palco in queste tre occasioni. Assieme a te ci saranno Mattia Tedesco alle chitarre e Fabiano Pagnozzi alle tastiere.

Esatto esatto, due fedelissimi! Sono i miei musicisti dall’inizio della mia carriera musicale, Fabiano è anche direttore musicale. Volevo fosse una cosa super intima e ho pensato subito a loro, per i quali provo grande stima e un forte rapporto di amicizia. Sarà un bel momento, spero veniate in tanti.

In Ninnananna dici una cosa bellissima: “Vorrei già consigliarti tre o quattro canzoni // Vedere se ci danno le stesse emozioni”. I tuoi bimbi sono ancora piccoli, ma facciamo così, intanto dille a noi. Quali sarebbero queste canzoni?

Allora, forse sono più canzoni del passato. Senza dubbio ti direi tutta la discografia di Tenco, poi sicuramente Anima Fragile di Vasco Rossi e Una mano sugli occhi di Niccolò Fabi. Poi più internazionale, un po’ di blues americano, nella speranza che possano masticare l’inglese meglio del loro babbo.

A livello musicale, oltre appunto a questi tre appuntamenti speciali di dicembre, hai degli obiettivi già prefissati?

Ho scritto molto in questo periodo, eppure appena finiscono queste tre date sento il bisogno di darmi ancora del tempo per scrivere. Sento di essere in un periodo molto fertile, musicalmente parlando, e voglio assecondarlo. Ti posso dire che ho finito già cinque o sei brani, che non vedo l’ora di far uscire per condividerli con voi. Lo farò molto presto, senza pensare troppo alla forma o se il periodo è più o meno adatto. Al giorno d’oggi noi cantanti abbiamo la possibilità di far arrivare al nostro pubblico la musica senza necessariamente passare per certi contesti. Questo è positivo perché posso continuare a comunicare con chi mi ascolta, ma allo stesso tempo seguire il flusso della vita.

Al momento dei saluti gli chiedo come stia vivendo questi momenti speciali dalla nascita dei suoi Maso e Duccio. Mi risponde emozionato, utilizzando una metafora bellissima:

Con i bimbi è una vera e propria avventura: ogni giorno c’è una cosa nuova da scoprire e da ammirare. Un sorriso, una parola incomprensibile, le prime gattonate. È un po’ come viaggiare a bordo di un treno e accorgersi che ogni volta che guardi fuori dal finestrino il panorama è diverso: dove vedevi le montagne, ora c’è il mare.

Caro Enrico, noi non possiamo che augurarti tanti nuovi stupendi panorami. E in attesa di questo Unplugged, continuiamo ad emozionarci con le tue canzoni.

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