“Filippo Leroy” è la crisi (o presa?) di coscienza di Fulminacci

da | Set 18, 2023 | Recensioni singoli

Fulminacci si è “rimboccato la mente”, decidendo di regalarci Filippo Leroy, il primo singolo dopo la pausa estiva iniziata lo scorso maggio in seguito al MI AMI Festival. Filippo Leroy è un’inchiesta personale che segue la linea comunicativa e artistica delle ultime canzoni pubblicate, Tutto Inutile, Ragù e Simile. La produzione, non a caso, rimane di […]

Fulminacci si è “rimboccato la mente”, decidendo di regalarci Filippo Leroy, il primo singolo dopo la pausa estiva iniziata lo scorso maggio in seguito al MI AMI Festival.

Filippo Leroy è un’inchiesta personale che segue la linea comunicativa e artistica delle ultime canzoni pubblicate, Tutto Inutile, Ragù e Simile. La produzione, non a caso, rimane di Okgiorgio e i temi trattati sono ancora una volta quelli a cuore del cantautore romano classe 1997.

Tante domande e nessuna risposta

Se in Ragù Fulminacci cantava già la mancanza di unicità nella ricerca musicale e artistica contemporanea, in Filippo Leroy compie un passo in più.

Durante una crisi di identità, tra tante domande e nessuna risposta, travolto da un’alternanza tra auto celebrazione e relativismo pessimista, si chiede:

“Io sono veramente così o sto solo imitando l’idea che ho di me, o il modo in cui qualcun altro mi desidera e mi disegna? E soprattutto, quale di queste opzioni è quella giusta?

La critica – o forse solo la descrizione e la presa di coscienza – di dinamiche sociali che circondano soprattutto gli artisti, è forte e ben evidente.

Il cantautore romano si fa sostenere da numerosi riferimenti artistici:

Potrei dipingere un ritratto che muove lo sguardo

[…]

Potrei tagliare una tela, potrei tagliarmi un orecchio
Mi resta un’ultima cena e ti chiudo il cerchio perfetto

a giustificare che

Dovrei pensare ogni tanto con la mia testa, fare la differenza
E invece copio da tutta la vita

Cosa manca da creare? Cosa non è ancora stato realizzato? Probabilmente è già stato disegnato e dipinto tutto, dal cerchio perfetto di Giotto alla tela con i tagli di Lucio Fontana, dalla Monna Lisa a L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Un ulteriore riferimento artistico va al pittore surrealista René Magritte, noto per la sua raffigurazione di una pipa con sotto la scritta “Ceci n’est pas une pipe”, che in Filippo Leroy viene ridimensionato:

Però, Renato, fidati questa è una pipa

Realtà o finzione? Perfezione o apparenza? Ideazione o emulazione? Aspettative o falsi miti?

Su questo – in un mondo di barbie – si interroga Fulminacci, prendendo in prestito per il brano il cognome dall’attore francese Philippe Leroy-Beaulieu, interprete di Leonardo da Vinci in La vita di Leonardo da Vinci (1971), citato nella stessa canzone:

Potrei essere Lello Da Vinci o Filippo Leroy (Chi?)
Filippo Leroy (Ma chi è questo qua?)
Filippo Leroy (Pi-pi-po-pe-pa, ma chi è questo qua?)

D’altronde, nell’era della sovraesposizione

Sì, tutta la verità
È solo una stupida bugia, beato chi non la sa

…che forse, dorme sogni più sereni.

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