Sziget 2023: Mezzosangue è la profondità, la fragilità e la forza nel profondo delle sue parole

da | Ago 16, 2023 | Interviste

Il 14 agosto, allo Sziget Festival, abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Mezzosangue, aka Luca Ferrazzi, (che non credo abbia bisogno di presentazioni) in occasione del suo live a Budapest. Mezzosangue si presenta così: tranquillo, lo sguardo riflessivo, con l’attenzione di chi preferisce dire una parola in meno piuttosto che dirne due […]

Il 14 agosto, allo Sziget Festival, abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Mezzosangue, aka Luca Ferrazzi, (che non credo abbia bisogno di presentazioni) in occasione del suo live a Budapest.

Mezzosangue si presenta così: tranquillo, lo sguardo riflessivo, con l’attenzione di chi preferisce dire una parola in meno piuttosto che dirne due sbagliate, l’umiltà e poi dopo sul palco… l’esplosione.

Se non sbaglio un mese fa ti sei esibito al Rock in Roma ed oggi sei qui a Budapest allo Sziget Festival, come ti senti a fare due tappe così importanti nell’arco di 30 giorni?

Beh, Rock in Roma è come casa, è stato veramente incredibile per l’energia che c’era però ero abbastanza pronto. Nel caso del Sziget è tutt’altra esperienza, la cosa che mi incuriosisce è vedere in che modo reagiranno persone che non hanno mai sentito la mia musica né parlano la mia lingua. Sarà solo flusso.

SETE è il tuo ultimo album con il quale stai facendo un bel tour, com’è essere tornato sul palco con un progetto musicale nuovo?

La cosa che ho apprezzato in particolare di Sete è che ai primi live di Aprile molti le cantavano tutte. Già non vedo l’ora di portare il prossimo album in live, sento il bisogno di fare ancora cose nuove

Siamo sempre rimasti intrigati dalla tua determinazione nel celare la tua vera identità, come vivi questa scelta?

Non posso dire che sia facile. Evito molte situazioni in cui ci sono telecamere o foto, fra cui anche feste di amici o parenti (che da una parte è un bene). Inoltre molte occasioni televisive o promozionali me le perdo perché molti sono restii alla presenza di un passamontagna. È una scelta faticosa.

Alla fine , dopo tanti anni di carriera, hai sempre mantenuto “alto” il valore del tuo nome. Hai mai realizzato a pieno del bel lavoro che hai fatto e che stai facendo?

Purtroppo no, che da una parte è un bene dall’altra un male. Un bene perché mi mantiene concentrato e con i piedi a terra. Un male perché a volte finisco a sminuire quello che sono. Credo che però sia fisiologico non realizzare a pieno, dal momento in cui, mentre da fuori è visto come un percorso di uscite o eventi, dall’interno è un lavoro svolto passo per passo, giorno dopo giorno.

Foto di Giulio Paravani 

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