Studio Murena per la prima volta live fuori dall’Italia: allo Sziget festival fanno ballare tutti sottopalco

da | Ago 11, 2023 | Interviste

Lo Studio Murena è un gruppo composto da Amedeo Nan, Giovanni Ferrazzi, Lorenzo “Carma” Carminati, Marco Falcon, Matteo Castiglioni e Maurizio Gazzola. A Milano il loro incontro dà vita ad un nuovo sound, tutto da scoprire ed al quale appassionarsi. Noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con loro allo Sziget […]

Lo Studio Murena è un gruppo composto da Amedeo Nan, Giovanni Ferrazzi, Lorenzo “Carma” Carminati, Marco Falcon, Matteo Castiglioni e Maurizio Gazzola. A Milano il loro incontro dà vita ad un nuovo sound, tutto da scoprire ed al quale appassionarsi.

Noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con loro allo Sziget Festival a Budapest, dove si sono esibiti nel Light Stage il 10 agosto.

Prima di tutto, come state? Com’è stato esibirsi sul palco del Light Stage dello Sziget qui a Budapest?

Questo è stato il nostro primo live fuori dall’Italia e farlo per la prima volta per venire qui è stato molto emozionante. In particolare, suonare è stato super bello. Io ho il microfono (Lorenzo Carminati) e non parlo bene l’inglese quindi è stato un po’… da rodare ma è stato bello

La vostra musica raccoglie all’interno della sua anima un po’ di jazz, elettronica sperimentale ma anche un po’ di rap, cosa l’ha ispirata?

L’ha ispirata un sacco la nostra voglia di ascoltare un po’ quello che c’era in giro nel 2017-2018. Quando ci siamo formati ascoltavamo moltissimo il jazz UK. In più tutti gli ascolti che ognuno di noi faceva di vari generi musicali hanno ampliato la nostra visione. Poi ad una jam abbiamo conosciuto Carma ed abbiamo deciso di farlo entrare a far parte di questo progetto. Con lui, in modo del tutto naturale, è nato lo Studio Murena. Tutti noi, con le nostre influenze musicali personali (c’è chi viene dall’elettronica, chi dal jazz, chi dalla classica) abbiamo dato vita, naturalmente, a quello che ascoltate oggi

WadiruM” è il vostro ultimo album pubblicato, come mai la scelta di questo nome? Qual è l’essenza di questo viaggio musicale? 

Abbiamo iniziato a scriverlo durante la pandemia: inizialmente si giocava molto sull’idea di un deserto immaginario che rappresenta il deserto dapprima della città, poi però si è tramutato nel tempo come una metafora per raccontare l’aridità mentale che vediamo in giro. All’inizio ci mandavamo un po’ di demo, eravamo ognuno a casa propria ma abbiamo saputo connetterci perfettamente gli uni con gli altri. “WadiruM” rimanda al deserto della Giordania che è conosciuto come “la valle della luna” e che ci ha ispirato tantissimo, soprattutto come metafora al concetto dell’oasi (che poi è collegato all’illusione)

In particolare, siamo rimasti colpiti da una frase “quando tu scompari anch’io sparisco negli abissi”. Le parole dei vostri testi sono così intense… chi dobbiamo ringraziare per questo?

Dobbiamo ringraziare Cama ma i testi, scritti da lui, sono poi rivisitati da tutti gli altri. “Quando tu scompari anch’io sparisco negli abissi” ha un significato intimo e molto personale. Dentro quel testo da una parte c’è tanto amore, dall’altra dei ragionamenti sul lutto. È una dicotomia.

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