Fuori “In memoria”, il nuovo disco degli Iside: un excursus tra i ricordi

da | Mag 22, 2023 | Interviste

Gli Iside sono un gruppo musicale formato da Dario Pasqualini, Daniele Capoferri, Giorgio Pesenti e Dario Riboli. Amici dai tempi delle elementari, gli Iside sono partiti da Bergamo iniziando a fare musica dai tempi delle medie con lo scopo di portarla su tutto il territorio nazionale: e ci stanno riuscendo! In occasione dell’uscita del loro […]

Gli Iside sono un gruppo musicale formato da Dario Pasqualini, Daniele Capoferri, Giorgio Pesenti e Dario Riboli. Amici dai tempi delle elementari, gli Iside sono partiti da Bergamo iniziando a fare musica dai tempi delle medie con lo scopo di portarla su tutto il territorio nazionale: e ci stanno riuscendo! In occasione dell’uscita del loro nuovo album, In memoria, noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con loro.

Partiamo proprio dagli arbori: perché avete scelto di chiamarvi “Iside”?

Eh questa è una grande domanda che ogni volta ha delle risposte diverse. Abbiamo deciso insieme che la risposta è: dobbiamo incolpare una persona che non siamo noi quattro, dobbiamo dare un nome che si prende carico di tutti i testi che vomitiamo, di tutte le cose pesanti di cui parliamo ed allora abbiamo detto “prendiamo una persona e chiamiamola Iside”, con un nome femminile più che altro perché noi siamo quattro uomini e ci mancava un pezzo fondamentale. Iside è la responsabile, il nostro capo espiatorio ed ormai siamo convinti che sia colpa sua. Non abbiamo ancora deciso se Iside è una vittima o è la carnefice… forse un 50 e 50.

Puoi immaginare che ognuno di noi quando ascolta la musica va su Spotify ed in primis veniamo colpiti dai titoli: i vostri esprimono un concetto ancor prima di ascoltare l’intera canzone. Partendo, per esempio, dal vostro primo album “Anatomia cristallo“, pubblicato nel 2021, noi di Cromosomi abbiamo percepito una fragilità incredibilmente sensibile. Perché avete deciso di dargli questo titolo? 

Perché come hai detto tu ci interessava molto capire ed analizzare quanto fossimo degli esseri umani fragili. Il termine “anatomia” riconduce alla felicità, al corpo e, in un certo senso, è un concetto più scientifico e razionale mentre “cristallo” riprende la personalità di ogni essere vivente è la cosa più preziosa e sincera a livello filosofico che un essere umano può avere (molto più del corpo). Volevamo mettere in relazione la scienza e la filosofia, riassumendole in un corpo che è il nostro e che è incredibilmente fragile e debole, anche a causa degli altri (di come quest’ultimi ci trattano o considerano). Anatomia cristallo è un’analisi oggettiva dei corpi.

C’è però una contrapposizione prepotente tra una sorta di rabbia che trapela dai vostri testi e la fragilità: emerge la volontà di prendere una forma di riscatto legata a quel sentirsi debole vero?

Esatto, c’è la speranza che almeno un giorno ci sarà un riscatto per alcune sofferenze comuni a tutti noi. Speriamo che ci sarà un giorno, che sia da vivi o da morti (spero da vivi), in cui riusciremo a riscattare tutto questo. Arriverà quel giorno in cui dirai “ho incredibilmente creduto in questa roba e voi mi avete anche preso in giro ma vedete che alla fine avevo ragione”, ed anche se non avrai ragione le tue scelte sono state fondamentali. Penso che degli altri bisogna imparare a fregarsene ma è importante avere quel riscatto, almeno con se stessi.

Questo senso di rabbia, questa fragilità, sono caratteristiche che accumunano tutti e quattro o prevalgono più in uno rispetto all’altro e viceversa? 

Penso che, seppur in modo differente, fanno parte di tutti e quattro. Gli Iside sono quattro amici, quei quattro amici del paese nativo che si conoscono dai tempi delle elementari. Seppur cresciuti in famiglie diverse ma in un contesto molto chiuso e ristretto dove le esperienze di vita sono state più o meno le stesse, nel quale ci siamo sempre condizionati l’un l’altro. Io scrivo i testi ma sicuramente, ed anche inconsapevolmente, quei testi sono il riassunto migliore di noi quattro. Alla fine dei conti siamo molto simili tra di noi, ci conosciamo bene reciprocamente.

Il vostro è un genere musica che è stato influenzato anche dalla musica elettronica: per esempio nelle vostre sonorità emergono due nomi importanti, quali Flume e Chet Faker. Come avete fatto a trovare l’incastro perfetto tra l’elettronica ed il rock?

Eh gran bella domanda. Più che altro è proprio una questione tecnica: principalmente siamo una band ma lavoriamo molto sulla produzione contemporanea. Non siamo la band anni ’90 che registra in saletta: più che un aver inserito le sonorità di quegli artisti incredibile, abbiamo inserito la loro mentalità e la loro produzione. Penso che sia proprio una questione di metodologia.

È uscito oggi, 19 maggio, il vostro nuovo disco “In memoria”: parlateci un po’ di questo disco, qual è l’idea di base lungo il quale l’avete sviluppato e se è cambiato qualcosa rispetto agli Iside di “Anatomia cristallo”, o c’è stata semplicemente un’evoluzione che vi ha portato a fare qualcosa in più o qualcosa in meno (perché anche questo può succedere).

È un “discone” a livello di tempo perché sono 12 pezzi ma 12 pezzi belli intensi, soprattutto a livello di tematiche. È un disco molto oscuro ed introspettivo. Forse qualche pezzo si può ascoltare in macchina con gli amici mentre si va in discoteca ma sono dell’idea che “In memoria” è un disco dedito all’ascolto personale. La cosa migliore in cui posso sperare è che il pubblico sentendolo si riconosca in alcuni di quei problemi e dica “cavolo questo disco parla anche di me”. Il titolo è il riassunto di “una vita”: sembra banale ma tutto ciò che abbiamo vissuto in questi 25 anni è ciò che ci ha formato, positivamente o negativamente, quindi questo disco voleva essere un sunto di tanti momenti fondamentali della nostra vita. Per esempio c’è una canzone che parla della figura della mamma, un altro di un compleanno, un altro ancora di un funerale… insomma di tutti quei momenti che ognuno di noi nella vita, purtroppo o per fortuna, deve affrontare e che ti segnano. Questo disco è come se fosse un hard disk delle nostre esistenze.

 

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