Per fortuna per noi si fanno vivi quei regaz che ci avevano lasciato a bocca asciutta, con qualche camicia hawaiana di troppo e bolle di sapone sotto un palco.
Che benessere?! è la nuova baldoria de Lo Stato Sociale feat NASKA, giovane streamer e cantante classe 1997, e finalmente si ritorna a muovere le chiappe.
Se Fottuti per sempre, insieme a Vasco Brondi, aveva racchiuso le aspettative, i percorsi incrociati e malridotti, le gabbie e gli inciampi del percorso de Lo Stato Sociale fino ad oggi, Che benessere!? è la massima rappresentazione dello spirito della band. Quella che noi ricordiamo mentre cantiamo Forse più tardi un mango adesso con la giugulare sinistra ingrossata dallo sforzo.
Come conferma il gruppo, si tratta di un brano che dipinge una fotografia satirica della società in cui viviamo.
Dr Google ci dice sempre la verità eppure sai che noia sentirne solo una? E che informarci su Wikipedia fa bene, ma solo fin quando rubiamo a casa loro. Che è meglio avere paura, che ad essere felici non si fa mai in tempo, che il tempo lo rubano loro per noi e in un attimo ti ritrovi a riempire il carrello dell’ennesimo berretto alla Kanye West. Che vanno bene le vacanze, ma anche un po’ meno, meglio i burnout e le ferie non retribuite. Produci consuma crepa: tu puoi produrre, consumare, crepare e non è che puoi, ma lo devi fare.
Che benessere?! è la parte di leggerezza che dimentichiamo di applicare alla vita, quella necessaria per affrontare l’ironico disastro che abitiamo nel presente.
Ma che benessere! Che c’è tra di noi stanotte
fumo una sigaretta per non stare troppo bene.
Ma che benessere! Buongiorno mondo, buongiorno il cazzo!
Era meglio stare in giro a finire il vino e a cantare questo disastro.
È come il mare. Il mare si agita in superficie al primo soffio, e se il vento aumenta diventa bufera, ed è tutto un agitarsi e gemere. E poi sotto, più in profondità, ci sono le correnti; che non si fanno turbare dall’aria perché hanno una loro direzione precisa. Ma anche loro, qualche volta, possono cambiare e deviare.
E ancora più giù, dove non vogliamo avventurarci, c’è una vastità che non ha confini né limiti. Una vastità che è quiete e che ci abbraccia come a volte fa il mare. E ogni tormento, ogni disastro, allora è solo il ruggire della superficie.
Possiamo rilassarci ad alta quota, prendere aria nei polmoni. Possiamo stare in apnea, provare ad essere tutt’uno con l’acqua e la salsedine. Toccare i fondali, risalire e comunque non riuscire a respirare. Possiamo rilassarci nella tensione. Possiamo star bene nello star male. Vorrei poterlo dire con la convinzione che ci mette Wikipedia, ma qualche volta faccio parlare la musica.
I regaz de Lo Stato Sociale sono tornati e hanno molte cose da dire. Lo faranno ripartendo dalle origini, senza paranoie o filtri, bello com’era un tempo: sfacciato, ironico, libero, anticapitalista e sticazzi delle hit.










