La mancanza del Postino che canta(va) l’amore

da | Ago 22, 2022 | News

16 marzo 2018, non una data qualunque. Postino e la sua Blu sbarcavano sul mondo delle piattaforme streaming, pronti ad essere divorati da noi cannibali di musica triste.

Possiamo dirlo? Il mondo è fatto di dicotomie, di bianco e nero, di buoni e cattivi, di belli e brutti, e tutti noi sappiamo che in mezzo ci sono molti grigi e poi tantissimi colori, ma resta il fatto che queste dicotomie esistano.

Esistono anche per chi vive di musica, e voi direte “sì, ma dipende dal mood“. Vero, ma di base esiste chi ascolta musica allegra e chi alimenta la sua tristezza con musica infinitamente triste.

Dire che Postino sia stato un artista triste non è dispregiativo, anzi.

Postino è stato uno degli emblemi dell’introspezione, uno di quegli artisti che ti danno una pacca sulla spalla prima del baratro, come nella puntata di Bojack Horseman in cui il cavallo più famoso di Netflix, nella 6×15, danza con le ombre dell’assenza insieme ai fantasmi del suo passato.

Si tratta di vivere a volte delle vite “castrate”, magari prima dai traumi e poi dagli errori che si compiono e/o che subiamo. Non siamo arbitri di alcune scelte, mentre sappiamo benissimo che la vita è fatta di scelte. Un cane che si morde la coda da solo? Sì, anzi un cavallo.

Manca la musica triste oggi? No. Manca Postino? Sì.

Manca perché ricerchiamo alcune forme di dolore, vacilliamo tra le perdite definitive e tra quelle che ci ronzano ancora intorno. Manca perché è difficile curare un cuore “fratturato”, proprio lui che medico è e che è capace di massaggiarci il cuore con le parole. Tre canzoni per ricordarci, ancora oggi, quanto siano necessarie alcune canzoni nelle nostre playlist:

Un po’ di Blu tra il bianco e il nero

Roma, l’asfalto, qualche gin tonic di troppo bevuto volontariamente per dimenticare immagini e video delle stories Instagram dell’estate che, grazie al cielo, volge al termine, déjà vu di cose mai pronunciate e che non vediamo l’ora di farlo, tornare a nascondersi dietro un cd, di quelli che masterizzavamo a casa e donavamo all’altro che quasi mai apprezzava. C’è del colore tra lo star bene e lo star male, tra il bianco e il nero, c’è del Blu che ricorda oceani profondi dove è facile affogare, dove nessuno ci verrà a salvare, dove qualcuno ci farà naufragare, un po’ come Rose e Jack nelle scene finali del Titanic. Forse c’era spazio per noi nella vita dell’altro, forse l’altro ha ritenuto opportuno restare da solo su quella porta galleggiante (ma fidatevi, restano da soli solo per poco).

E allora Sbagliamo insieme

Gli amori agli albori, la paura di farsi male che quasi deturpa la bellezza delle prime volte con l’altro. Le paranoie che superano le gioie e i sorrisi, l’incapacità di “viversela così”. Postino è colui che ci ha permesso di fare i conti con la consapevolezza di essere niente anche se in due, come in quelle frequentazioni di due mesi dove poi uno dei due sparisce perché l’estate ci travolge e stravolge.

A che serve unirsi per non essere niente
Cercare il tuo sguardo e tu indifferente
Trovarlo e vedere i tuoi occhi di cera
Però di notte ti manca l’aria
Ma ora so che
Sbaglierei con te
Metterei il sale nel caffè

Postino è colui che ci ha permesso di fare i conti con la consapevolezza di vivere qualcosa che è terminato prima ancora di iniziare, come se noi fossimo i fasiani citati in I Origins, capaci di vivere tutte le emozioni in un unico momento e che “quando cantano esprimono amore e rabbia e paura e gioia e tristezza tutto insieme, mescolato in un unico suono magnifico! Quando gli capita di incontrare l’amore della loro vita sono al tempo stesso felici e tristi. Felici perché capiscono di essere di fronte all’inizio, ma tristi perché in fondo sanno che è già finita.”

Stasera vieni da me, nessuno è al mare
Che non ho più voglia di pensare
Se ci stiamo facendo bene o soltanto male
Se domattina avrai voglia di scappare
Tu con i tuoi discorsi pedanti
Metti in dubbio i nostri sogni giganti
Io che abbasso la testa e sospiro
Mi sussurri all’orecchio: “Dai, tranquillo, Postino”
Ridi e ti si vede lo smiley
Penso a quando mi distruggerai
Mi perdo in quel cerchietto di metallo lunare
Stasera quello che voglio fare è sbagliare

Quante volte siete stati rassicurati? Quante volte avete pensato, ancor prima del tempo, a quando sareste stati distrutti? Forse ha ragione Marracash, tanto ormai siamo bravi a cadere…

Ambra era nuda, ma…

È solo un ricordo, l’ennesimo di un album di delusioni che non vorremmo più sfogliare. L’ennesima persona che ha deciso di allontanarsi, la vodka come cicatrene per facilitare la cicatrizzazione delle ferite del cuore, la musica come antidolorifico per l’ennesimo colpo inferto ad un corpo sempre più provato e scettico, l’impossibilità di agire per la non volontà dell’altro.

E non mi dirai più di massaggiarti il cuore con le parole

L’estate è un po’ come la droga, dà e daje! Regala e toglie con la stessa facilità con la quale viviamo spesso sogni lucidi.

E questa estate sono solo però ho la libertà
Di costruire una spiaggia in mezzo al centro città
Di fare il bagno nei tombini col costume in chiesa
Ma poi tutto svanirà quando la vodka è scesa

Forse vincono sempre gli altri, vestiti o nudi per noi cambia poco, a chiuderla sono sempre gli altri e a noi non resta che essere spettatori di un finale che non abbiamo deciso.

Ambra è vestita e io sono nudo
Le valigie in mano di chi ha detto “chiudo”
Che alla fine perde sempre chi
Si spoglia dopo

Allora? Manca Postino?

Sì, manca perché forse anche lui, come noi

Son sempre stato più bravo con le parole che in amore…

Manca perché mette gli occhi al centro della narrazione, gli occhi degli altri che vorremmo addosso e sono sempre troppo distanti o distratti.

Manca perché servirebbero nuove carezze ai nostri cuori malconci.

Magari un giorno tornerà, magari no, intanto grazie Postino per avermi salvato e rovinato contemporaneamente un’altra estate.

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