Benvenuti nel “Bar Mediterraneo” dei Nu Genea

da | Interviste

I Nu Genea tornano con il loro nuovo album Bar Mediterraneo e lo raccontano in questa intervista, tra inedite sonorità e interessanti riscoperte.

Bar Mediterraneo: l’album del ritorno e della conferma

Uscito il 13 maggio per la Carosello Records, Bar Mediterraneo è l’album del ritorno e della conferma.

A quattro anni dall’uscita di Nuova Napoli, il duo napoletano torna con otto tracce che saranno sicuramente la colonna sonora perfetta per quest’estate che prepotentemente bussa alle nostre porte. Trenta minuti di musica che trascinano l’ascoltatore in un viaggio tra passato e presente, tra nuove sonorità e grandi riscoperte.  

Bar Mediterraneo è un album ricco e ben fatto in cui Lucio Aquilina e Massimo Di Lena, pur restando fedeli alle loro radici napoletane, si sono lanciati in un lavoro di ricerca e di riscoperta davvero interessante.

Il nostro consiglio? Prendete delle birre, cercate una spiaggia, aspettate il tramonto e ascoltate Bar Mediterraneo dei Nu Genea… non ve ne pentirete.

Ma prima di mettere in pratica questo prezioso suggerimento, ecco cosa ci hanno raccontato i Nu Genea sul loro Bar Mediterraneo, e non solo:

Ciao ragazzi! Io direi di partire dalle origini: quando e, soprattutto, come nasce il progetto Nu Genea?

Abbiamo iniziato a collaborare mossi da stima reciproca e curiosità quando ancora abitavamo a Napoli. Ai tempi seguivamo un suono molto più scuro e orientato verso la musica house.

Nel 2014 ci siamo trasferiti a Berlino, dove abbiamo intrapreso a lavorare a “The Tony Allen Experiments”, poi “Nuova Napoli” e tutto quello che ne è conseguito, fino ad arrivare a Carosello Records e il nuovo album “Bar Mediterraneo”.

Circa un anno fa il nome del vostro duo ha subito una metamorfosi: da Nu Guinea a Nu Genea. Come mai questo cambiamento?

Il precedente nome si rifaceva all’isola della Nuova Guinea, metafora di una musica esotica e ricca di colori, ma nel tempo abbiamo avuto modo di fare una riflessione più profonda sull’origine della parola Guinea e sul legame al colonialismo. Non ci è più sembrato giusto mantenere un nome del genere.

Abbiamo così trovato nel termine Genea – dal greco “nascita” – il termine adatto al nostro spirito di fare musica, ovvero la ricerca, lo scambio e la condivisione tra culture e mondi musicali diversi che sono in grado di dare origine a qualcosa di nuovo.

Volendo approfondire, è ancora online anche il post con cui abbiamo comunicato al pubblico la notizia del cambio nome: https://www.instagram.com/p/CQOp2LPFnbu/

A distanza di quattro anni da “Nuova Napoli”, il 13 maggio avete aperto le porte del vostro “Bar Mediterraneo”. Cosa troveranno i vostri ascoltatori all’interno di questo nuovo album?

In Bar Mediterraneo non ci smentiamo, restiamo fedeli alle radici napoletane e alla musica jazz-funk e disco con delle influenze folk e soft rock. Ci trovate l’incontro tra mandolino, mandola, chitarre classiche ed elettriche con strumenti a fiato come il flauto traverso e il flauto Ney, oltre al prezioso contributo di ospiti d’eccezione come Fabiana Marrone, Celia Kameni, Tony Allen, Marzouk Mejri e Marco Castello. 

Come cantava Pino Daniele “ogni scarrafone è bello a mamma soj”, ma tra i brani di “Bar Mediterraneo” c’è una canzone a cui siete particolarmente legati? Uno scarrafone a cui proprio non sapreste rinunciare…

Siamo molto legati al ricordo di Tony Allen che ha partecipato alla realizzazione di “Straniero”. Lui è stato un musicista eccezionale, una leggenda con la quale in passato avevamo lavorato per il disco “The Tony Allen Experiments” (2015), ma senza mai incontrarci. Abbiamo recuperato l’occasione circa tre anni fa, quando ci siamo ritrovati in studio per lavorare a nuove cose, tra cui la prima bozza di “Straniero”.

Vi va di parlare un po’ della vostra città natale, Napoli? Quanto e come ha influito sul vostro modo di fare musica e sulle vostre sonorità?

Abbiamo un forte senso di appartenenza verso la città che ci ha formati, Napoli, e la lingua napoletana. Troviamo che abbia un modo di risuonare estremamente ritmico e musicale.

Ciononostante, viviamo lontano da Napoli ormai da anni, tant’è che abbiamo scritto il precedente album (“Nuova Napoli”) a Berlino proprio in un momento in cui ci mancava particolarmente casa. Anche “Bar Mediterraneo” è nato lontano da Napoli, nella nostra base berlinese, ma la teniamo sempre vicina in ciò che suoniamo e produciamo.

Il 5 maggio è iniziato il viaggio che vi vedrà protagonisti e che vi permetterà di portare “Bar Mediterraneo”, e non solo, in giro nelle maggiori città italiane ed europee. Cosa dobbiamo aspettarci da questo tour?

Siamo in tour con una formazione di otto musicisti incredibili e siamo molto orgogliosi di portare all’estero la nostra musica e la nostra matrice napoletana, trovandoci in dei contesti davvero unici e a stretto contatto con il pubblico. Cantare e ballare tutti assieme ci dà sempre grande gioia.

Ultima domanda ma mai scontata. La vostra palette sonora è ampia e interessantissima. Consigliate ai lettori 3 progetti che vi hanno musicalmente formato durante la vostra vita. 

Lucio: Jamiroquai. A 15-16 anni era uno dei miei idoli, ricordo che grazie ad una compilation che mi pare si chiamasse Late Night Tales, tutti brani che avevano influenzato JK, mi sono avvicinato ad artisti soul/funk come Dexter Wansel e Leon Ware.

Massimo: Dimitri from Paris è stato uno dei primi artisti che ho scoperto inserire elementi di musica funk e soul all’interno della sua musica. Sono suoni che poi ho inconsciamente assimilato e che nel tempo sono andato a ricercare sempre di più. È assolutamente importante menzionare anche Pino Daniele, che per me non è stato un semplice musicista ma un punto di riferimento sia negli ascolti distratti da bambino, che negli ascolti più attenti, quasi maniacali, in tempi più recenti.

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