Una grande festa tribale: la prima data di Mannarino a Milano

da | #Cromosomiintour

Mannarino apre le danze (letteralmente) con la prima data del tour dell’ultimo album “V “, uscito il 17 settembre 2021 per Polydor/Universal Music Italia. Rinviata più volte, per ovvie e triste ragioni, il 27 aprile arriva l’attesissima data sold out al Fabrique di Milano.

Venue perfetta per ospitare un evento che, più di un concerto, si rivela una grande festa.

Una festa che celebra parecchie cose: principalmente il ritorno, dopo anni di silenzio, ai grossi live in piedi (!!!) senza capienza ridotta e, infine, una festa che celebra la vita e auspica ad un ritorno all’umanità: tema cardine dell’ultimo capolavoro discografico di Alessandro Mannarino.

L’ultimo album, infatti, riflette un artista diverso da quello che il pubblico è abituato a sentire: Mannarino lascia la città eterna, Roma capitale e Il Bar Della Rabbia, per raccogliersi e dedicarsi alla contemplazione di un immaginario archetipico. “V “, allora, diventa un viaggio diretto alle radici, all’essenza  indigena dell’essere umano, in una Terra in cui i confini sono superflui.

Ricercatezza, tematica e sonora, che si dissocia dal mercato discografico attuale e, nel contempo, si allontana dal Mannarino romano e caravaggesco, che oggi veste i panni di un gitano alla ricerca della dimensione più atavica e ancestrale dell’ io. 

Un viaggio fisico, sonoro e spirituale che sta alla base dell’ultimo progetto discografico di Mannarino, trasformatosi mercoledì sera in uno spettacolo dal vivo. Una struttura altissima, un busto di donna è il cuore della scenografia volta probabilmente a voler elogiare la femminilità e il corpo della donna, come denuncia alla società patriarcale (altro tema cardine del disco). 

Una donna “romantica, eretica, erotica”, come quella che Mannarino canta in Vagabunda.

Luci e led luminosi si alzano da terra, addobbando il palco già colmo di musicisti che passano da uno strumento all’altro: tastiere, mandolini, flauti, chitarre, sax, percussioni, cori e tanto altro. Questa volta Mannarino lascia le camicie floreali nell’armadio, optando per un look total black.

Si trasforma in un pirata, in un militante con gli anfibi ai piedi impegnato nella lotta contro l’odierna umanità assuefatta al naturale corso, irragionevole, della vita. 

Presenza scenica naturalmente teatrale, in cui la compostezza dell’oratore si alterna alla sfrontatezza del raccontastorie capace, anche, di intrattenere con ammalianti danze.

Dal primo all’ultimo brano in scaletta, l’ atmosfera è quella di una grande festa tribale. Per i più nostalgici, non mancano i successi di sempre: da Serenata Lacrimosa, Tevere Grand Hotel, Statte Zitta, L’Impero fino alle immancabili Scetate Vajò e Me So ‘Mbriacato, che chiude ovviamente il live.

Il pubblico è la grande tribù, vero protagonista della serata. Il locale è full e dalla postazione in cui mi trovo quel mare di gente sembrano onde: ora basse e sinuose durante i brani più intimi quasi raccontati, ora alte e impetuose quando la situazione simula una grande festa popolare.

Tuttavia, non mancano i momenti da lacrima facile in brani come Paura, tratto dall’ultimo album:

Se stai cercando la persona che cambierà la tua vita
Dà un’occhiata allo specchio
E non avere paura di trovarci dentro
Tutta la tua bellezza, tutto il tuo tormento

Mannarino suona per due ore di fila. Due ore a fare qualsiasi altra cosa sembra un tempo lunghissimo. Sotto palco, invece, diventa facile ricordarsi di quanto sia bello provare ad esistere, di quanto sia bello provare a resistere.

SCALETTA:

  1. TAMBURI
  2. AFRICA
  3. FIUME NERO
  4. AGUA
  5. APRITI CIELO
  6. L’IMPERO
  7. CANTARE’
  8. BANCA DE NEW YORK
  9. LEI
  10. BALLABYLONIA
  11. SERENATA LACRIMOSA
  12. TEVERE GRAND HOTEL
  13. SCETATE VAJO’
  14. VAGABUNDA
  15. ARCA DI NOE’
  16. BANDIDA
  17. PAURA
  18. STATTE ZITTA
  19. ME SO ‘MBRIACATO

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