CHEAP! di Brunori Sas è il brutto anatroccolo divenuto cigno

da | Recensioni album

“CHEAP!” di Brunori Sas è il “fratellino storto, quello uscito male”. Così lo stesso artista ha definito il suo ultimo “divertissement”, pubblicato qualche giorno fa in occasione dei due anni dall’uscita del suo ultimo album. Cinque brani sporchi, leggeri e con temi sociali e attuali. “CHEAP!” è, in sintesi, lo specchio rovesciato di “CIP!”.

“CHEAP!” è un piccolo spicchio di società attuale trapassato da una leggerezza senza tempo.

Brunori Sas è il cantautore più estemporaneo del panorama musicale italiano. Lo spiccato sarcasmo e l’efficacia dei suoi testi, uniti ad una musicalità scorrevole e d’impatto, fanno dell’artista uno degli ultimi baluardi (o dei primi in base alla vostra generazione d’appartenenza) del cantautorato italiano. La peculiarità dell’artista calabrese è sicuramente la sua dinamicità tra diversi mondi musicali.
“CHEAP!” è l’esempio lampante di quanto la musica con un tema sociale, unita all’importante leggerezza melodica e testuale, sia un esercizio di avvicinamento della stessa comunità a temi molto spesso trattati in maniera ridondante. Recuperare un valore così significativo e, al contempo, così disperso nei meandri della velocità vitale è cosa da artisti nel senso vero di creatori d’arte.

Anche l’attualità può essere arte e con essa i suoi argomenti più pungenti.

In “Yoko Ono“, riprendendo già dal titolo la nota artista e musicista, tratta il tema dei diritti umani e delle donne più nello specifico in maniera davvero efficace. Riprende il film “Berlinguer ti voglio bene” attraverso alcuni dialoghi e, nella seconda parte del brano, canta della società in cui o sei un maschio del Tremila o un uomo primordiale. La conclusione, però, è quella più giusta:

Il destino della donna è il destino della Terra
Calpestata da millenni da maschietti sempre in guerra
Chiusi in bagno col righello a stimare la lunghezza
Di un uccello troppo piccolo per volare sulla loro insicurezza

Ode al cantautore” è un po’ il ritratto prototipico del cantautore del ‘900 italiano, però trasportato nel nuovo millennio. Le odi a De Andrè, Dalla e De Gregori che Brunori fa sono sempre seguite da un’analisi del nuovo mondo musicale: i firmacopie, le foto, il disco d’oro e l’ipocrisia. Tutto ciò è cantato brillantemente con un andamento di gucciniana memoria.

Poi parte la crociata in Feltrinelli
Palermo poi Milano ed i Castelli
Fatece largo che passamo noi
Che semo li poeti, che semo i nuovi ero-oi
Cantiamo della vita e dell’amore
Però poi, sotto sotto, ce piace il disco d’oro (Il disco d’oro, il disco d’oro)
Ma per avere il disco d’oro (E per avere il disco d’oro)

“Il giallo addosso” è un testo importante, sottile nelle sue sfumature

Brunori concentra la sua visione sui bambini di San Fili, bellissimo borgo della provincia di Cosenza, che intonano dei canti con un cellulare realizzato da un bambino asiatico. Qui il brano ha già una valenza importante, ma al suo interno ingloba diverse immagini: il vecchio che impreca contro i cinesi, gli stati che vengono messi satiricamente alla gogna e i bambini di San Fili che non ci sono più, nel finale, poiché ne è rimasto uno solo che riflette sul suo futuro.

Sotto casa mia a San Fili non ci sono più bambini
Ne è rimasto solo uno, che ora pensa al suo futuro
Proprio come fa un bambino di Pechino o di Seoul
Solo che ora, qui, il futuro non c’è più

Italiano-Latino” è lo sbeffeggiamento dei neo-fascisti all’interno della società odierna attraverso un simpatico accento latino-americano e con un peculiare “Nun te reggaeton” che va a riprendere il tormentone di Rino Gaetano (quest’ultimo nel suo brano si scagliava proprio contro alcune figure dell’epoca).

“Figli della borghesia” è forse il ritratto più didascalico dell’inadeguatezza dei borghesi oggi. Il prodotto della società del consumo, la quintessenza dell’ipocrisia, l’oliva nel Martini sono immagini di una conclusiva alienazione libera nel mondo moderno.

E adesso guardaci
Siamo perduti, maleducati, mal abituati
Inadeguati al vivere moderno
Sempre incazzati con il padre eterno
E siamo liberi di fare tutto quello che ci pare
Anche se quello che ci pare in fondo
Nessuno sa cos’è
Nessuno sa cos’è

“CHEAP!” è il volo stentato e annaspato di uno stonato uccellino, e a noi piace un sacco.

Si citano, in ultima battuta, i video in VHS realizzati per i brani nel Museo di Storia Naturale della Calabria ed Orto Botanico. Sez. Zoologia all’interno dell’Università della Calabria. Significativi e con uno stile d’impatto.

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