Roma dice Arrivederci ad Andrea Laszlo De Simone

da | #Cromosomiintour

Andrea Laszlo De Simone sceglie la Capitale come penultima tappa del suo tour prima di una pausa a “tempo indeterminato”.

Roma a fine agosto inizia lentamente a ripopolarsi. Dopo la pausa estiva, si ritorna alla normalità, e per me, ora come ora, tornare ai concerti è la più grande espressione di “ritorno alla normalità”. Arrivo al luogo del concerto e vedo l’Auditorium Parco della Musica riempirsi pian piano, da vuoto, come lo è stato per troppi mesi, a pieno di persone.

Alle 21.30 le luci si spengono.

Un caldo applauso accoglie Andrea Laszlo De Simone e la sua Immensità Orchestra. Il pianoforte apre le danze, ed ecco che la magia comincia. I brani dell’EP Immensità vengono eseguiti uno dopo l’altro. L’EP è stato concepito come una suite da ascoltare senza interruzioni, per perdercisi completamente. Ed è proprio quello che succede. A risvegliarci da questo viaggio, solo per pochi secondi, gli applausi, che fungono da intermezzo tra un brano e l’altro.

I brani continuano a susseguirsi, prima Sogno Amore e Meglio. Poi La guerra di Baci e Fiore mio. Segue un brano per i più affezionati tratto da Ecce Homo, Perdutamente.

Cura.

Ecco come descriverei l’esibizione con una parola. Gli arrangiamenti originali sono arricchiti e l’esibizione sembra quasi alienarsi dal tempo. Un senso di calma pervade l’intero Auditorium. Osservare Laszlo e l’orchestra è come osservare un artigiano che rifinisce la sua opera migliore. La cura, la calma, la ricerca e la concentrazione definiscono ogni dettaglio, in un’estetica che mi sento quasi di definire ineffabile.

Dopo Perdutamente Andrea rompe il silenzio. Non aveva detto una parola fino ad ora. Del resto, era necessario? Era l’esperienza che stavamo vivendo a parlare per lui. “Comunque ne faccio ancora un paio”, ci dice, dopo aver presentato e ringraziato tutti coloro che erano sul palco con lui e che hanno reso il tutto possibile. Vivo irrompe prorompente e risuona per tutto l’anfiteatro. Segue Dal giorno in cui sei nato tu.

Ci stiamo avvicinando al finale.

Eppure, ancora una volta, l’orchestra si prende tutto il tempo. Nessuno sembra aver fretta in un’esperienza profondamente reale ma quasi fuori dal tempo. Vieni a salvarmi ha l’arduo compito di chiudere un viaggio. E lo fa egregiamente. Il concerto è finito, tra abbracci e commozione Laszlo e l’orchestra si prendono ogni singolo applauso. Il pubblico è caloroso, la gratitudine da dimostrare è forte e sentita.

Laszlo ci tiene a darci la buonanotte facendo un annuncio importante, che fa subito spuntare un sorriso nel volto di ogni persona presente: “A presto. I giornali hanno veramente esagerato, è solo un periodo così”.

E allora che dire, Andrea? A presto, noi ti aspettiamo qui, pronti a rivederti. E chissà che la prossima volta non ci siano mascherine e distanziamenti. 

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