C’era una volta Leon Faun…

da | Recensioni album

Trentatrè minuti e tredici tracce: è C’era una volta, album d’esordio di Leon Faun, prodotto da Duffy per Thaurus&Universal Music. Da Cromosomi linea allo studio, per il commento d’inizio partita.

Leon Faun apre la sua carriera col suo primo disco fantasy rap, C’era una voltadalle illustri collaborazioni: da Madame a Sick Luke, sembra che l’intera scena rap italiana voglia condividerne il successo. E ancora Ernia, Eiemgei e Dani Faiv costellano l’universo multicolore di un talento in divenire.

Ancora dolore

Penso, ricordo come mi abbandonasti

Che nel vuoto io contavo i passi

Sui vetri e chiodi coi piedi scalzi

Chi ricorda quando ancora il dolore faceva scena? Ora diventa addirittura mainstream.

Nulla ricompensa quanto di più felice si possa esprimere: il groppo in gola sembra il passe partout del successo. Anestetizzando la serenità, il rischio è sempre uno: rivalutare la banalità. 

Eppure, nonostante dalle tracce non soffi alcuna aria d’indimenticabile, i contenuti sembrano spaziare: i temi sono tanti e variegati come il barattolino Sammontana che ci aspetta in spiaggia. Unico vero habitat possibile, peraltro, per questo primo e nuovo impegno di Leon Faun.

Inizia così la ricognizione intorno a C’era una volta, ai suoi significati, alle sue potenzialità.

C’era una volta

Brillo negli occhi come diamanti

Scusami se fisso, ma mi incanti

Persa come se non ti accorgessi

Persa come se non ti orientassi

Parlano come se fossi un altro

Dietro mi gridavano “sfigato”

Amore e altri cliché nel singolo d’apertura; piccoli scorci su un mondo ancora dominato dalla smania di s(ucc)esso e riscatto. Interessante il sonoro, almeno quanto l’accoglienza riservata al brano. Null’altro da segnalare.

Camelot

Se mi illumino, mi inalbero

Così duplico il mio battito

Io tornerò da Camelot

Più luci nel mio animo

Come un altro bimbo magico

Compare Duffy in questo secondo pezzo onirico, magistralmente eseguito e autenticamente cantato. Atmosfere come spaziali intessono un commento sonoro che rispetta il testo, esaltandolo, sostenendolo. Inizia da qui il viaggio nella fantasia, vero tratto distintivo di quest’album: fra fauni, Camelot e magia, quasi il rapper si fa cantastorie.

Poi Poi Poi

Ricordi che eri Dite nelle mie vite passate

Perciò per te mi priverei della mia vita

Ti guarderei un’ultima volta e la farei finita, yeah

Si aggiunge Madame che, con Leon Faun e Duffy, completa un trio amabile e controverso. L’autotune a pioggia non copre un testo denso di riferimenti colti, ancora una volta emozionante: a suo modo, la canzone spicca e si fa ricordare. Si renda grazie alla commistione di tre menti acute quanto alla più eversiva fra tutte: quella di Madame. Magistrale.

Alla Luna

Canto alla Luna, ma poi mi rifiuta

Scrivo una song con una penna, con una piuma

Saltiamo mura con una fune, pronti alla fuga

Un bacio alla Luna

Lei mi saluta, ma sembra che mi usa

Canzonetta leggera, divertente, che lascia il tempo che trova. Un po’ alla Ghali, ma senza lo stesso ci-piglio critico che tanto ci piace. Peccato, o forse no.

Le mie note

Ritornerai, dove vai?

Non mi dai mai risposte

Subirai, muterai, colpirai le mie note

In featuring con Ernia, Leon Faun ci regala un’altra battuta di spirito. Nel senso che, quasi come un amaro a fine serata, scivola bruciando lungo la gola. Al primo ascolto non è semplice avvertire l’urgenza di questa canzone: serve munirsi di una certa pazienza e sensibilità (e forse anche con l’alcool è così). Rime come mine.

Come?

Su avanti spara e occhio, che tolgo la maschera e faccio cose

Un mostro, sе vuoi ti narro tipo due storie

E laggiù centauri tutti su cеnt’anni

Trentatré cerbiatti entrano, bro’ mo’ mi lancio

Saltellando tra un registro e l’altro, in un soffio ci ritroviamo a metà del disco. O forse sarebbe meglio dire per un soffio?

Freddie Vibes

Tu non ti meriti come ti vedi, vedi solo cose che poi non interpreti

Se siedi e pensi a ciò che pensi, questi anni ti hanno reso infinito, ti prego credimi

Prodotta da Sick Luke, questa canzone è come da manuale: trap digitale, ben scritto, ben eseguito, nulla di più, nulla di meno. Al semplice ascolto passerebbe in sordina, ma a prendersi il tempo di leggere il testo…

OMG (freestyle)

Yeah, why? Risultate più innocui

Ehi, nice, ho riempito quei vuoti

C’ho del pugno lì fuori, siamo come dei tuoni

Sto incrementando i miei suoni, ho generato dei fuochi

Sorprendente questo freestyle a tratti intenso, a tratti annacquato. Cenni d’impegno politico fanno coppia aperta con riferimenti ad un hyperlink un po’ trito oramai. Cambiamo retorica?

Occhi Lucidi

Bimba, ti prego illudimi, fottimi il cuo’

Occhi lucidi sopra ‘ste note

Lady, facciamo gli stupidi, sì, come le altre volte

Evidentissima la scuola di Madame in questa canzone con apertura a fisarmonica. La dizione, la sillabazione, persino il sound, le somigliano tanto. Troppo?

La follia non ha età RMX

Tu così piccola dentro, sì da farmi ribrezzo
Mi hai procurato un trauma da cui ancora non esco
Tengo a dirti che forse in fondo ti avrei dato il resto
Soffio contro vento sopra te

Con Dani Faiv, esce l’ennesima collab con lo stampino. La voce imberbe di Leon Faun incontra e impatta contro quella impostata di Dani Faiv. A loro modo, sono una cosa.

Gaia

E quindi goodbye, io che non trovavo le good vibes

Perché se ho un passato è solo quello che tu sai

Uh, dai fermo, sotto ai calendari per arrivare a livello

Però ma non comprendo

Ancora Ghali, ancora cloni, ma la musica ci mette tutto il peso verso un risultato. Bene o male, il commento sarebbe trito e autoreferenziale. Fantastici i riferimenti… a Narnia.

Tempi bui

Cos’è che hai?

Hai dei ricordi bui?

Cos’è che fai se sei nei tempi in cui

Tempi in cui hai dei ricordi bui

Tu cosa fai con i ricordi altrui?

Appena prima della chiusa con una versione orchestrale di Occhi Lucidi, arriva Tempi bui. Un vero e proprio palinsesto di C’era una volta in cui ritroviamo gioie, dolori e desolazioni. Il tutto condito da una voce potente, asciutta, ferma e aperta. Aperta al nuovo, aperta a quanto verrà.

E quanto verrà, Leon Faun, sembra sorriderti.

 

Articoli Correlati