Vasco Brondi ci mostra il suo Paesaggio dopo la battaglia

da | Mag 5, 2021 | #Cromosomiintour

Dopo più di due anni dalla chiusura del progetto de Le luci della centrale elettrica, Vasco Brondi torna con Paesaggio dopo la battaglia, il primo disco di inediti a suo nome. L’artista cresciuto a Ferrara ha raccontato alla stampa il suo nuovo lavoro in uscita il prossimo 7 maggio. “Siamo qui per rivelarci, non per […]

Dopo più di due anni dalla chiusura del progetto de Le luci della centrale elettrica, Vasco Brondi torna con Paesaggio dopo la battaglia, il primo disco di inediti a suo nome. L’artista cresciuto a Ferrara ha raccontato alla stampa il suo nuovo lavoro in uscita il prossimo 7 maggio.

“Siamo qui per rivelarci, non per nasconderci”. È questo il mantra di Paesaggio dopo la battaglia, nuovo album di Vasco Brondi che uscirà il prossimo 7 maggio. Ce lo rivela lui stesso nella conferenza stampa di presentazione in cui appare, oltre che soddisfatto del proprio lavoro, voglioso di condividerlo con i suoi fan.

È un disco pieno di battaglie, intime e collettive, e di paesaggi, a partire dalla foto di copertina di Luigi Ghirri che ha immortalato una Panda percorrere una stradina di campagna, di Bodeno in provincia di Ferrara per la precisione, lasciandosi alle spalle una tempesta e uscendone apparentemente indenne.

Quest’immagine si ricollega a quella “strana capacità umana di risorgere: si dice che i gatti abbiano 7 vite, gli esseri umani possono averne anche 700 volendo”. L’essere umano riesce sempre ad uscire da situazioni disastrose scrollandosi la giacca e tirando dritto come se nulla fosse accaduto.

È quello che è successo anche a Vasco per la stesura di questo disco, dove la battaglia personale più grande è rappresentata dal suo rapporto con la musica, fatto di immersione e allontanamento allo stesso tempo.

L’artista sente tanto il bisogno di scrivere quanto quello di stare in silenzio e farsi da parte per un po’. Ecco spiegata la sua lunga assenza dal panorama musicale prima dell’uscita di Paesaggio dopo la battaglia, due anni di disillusione rispetto all’utilità dello scrivere dischi in un’epoca in cui ad andare per la maggiore è la musica “da laboratorio”, studiata a tavolino e strutturata in modo tale da avere successo e rientrare in determinati standard del mercato discografico.

La scrittura per lui deve essere spontanea e non guidata da scopi utilitaristici.

“Tutti dovremmo avere rispetto dei nostri tempi di creazione, perché abbiamo talmente introiettato il livello delle macchine che siamo frustrati se non funzioniamo produttivamente tutto l’anno sempre allo stesso modo. Non è così, siamo governati dalle stesse leggi che governano la natura che sono imprevedibili e vanno a momenti. Non siamo delle macchine”.

Allontanandosi dalle cose e prendendo le distanze dal mondo circostante si ha modo di vedere tutto attraverso altri occhi, con più lucidità razionale e meno coinvolgimento emotivo. In tal modo, per certi versi, vi si entra più a stretto contatto.

Ecco perché quando lo interrogano sul suo essere distaccato rispetto alla realtà quotidiana lui afferma che per lui uscire dalla città, dove si perde il senso della realtà, lo aiuta in verità ad essere più a contatto con essa.

La prima canzone del disco si intitola 26000 giorni, che altro non è che la media di vita mondiale delle persone. “Abbiamo i giorni contati ma è una cosa bella, saperlo rende prezioso ogni momento. Questo è reale, io sento la realtà quando vado fuori dalla città”.

In attesa del 7 maggio Vasco ci ha regalato due brani in anteprima, Chitarra Nera e Ci Abbracciamo. Sono due brani diversi ma che forniscono una prima immagine molto chiara della direzione artistica di Paesaggio dopo la battaglia. Il primo è un flusso di coscienza vero e proprio, venuto fuori da sé, senza l’intenzione di diventare una canzone ma per la necessità di raccontare una storia.

L’altro invece nasce prima del periodo pandemico ma si rivela per certi versi profetico, dando un’accezione ancora più romantica al gesto dell’abbraccio visto il periodo storico.

Ovvio che l’esperienza del lockdown abbia influito sulla stesura di questo lavoro, ma non è quello il suo punto nevralgico, non è (solo) quella la battaglia a cui l’artista fa riferimento nel titolo. La vera battaglia continua è avere il coraggio di aprirsi e di non difendersi dagli altri ma fare l’opposto. Mi sono accorto che questa battaglia ti dà molto coraggio e molta tranquillità, ti fa passare la paura del giudizio degli altri, nel momento in cui ti esponi davvero ti senti forte”.

Ciò che resta dopo aver portato avanti e concluso le proprie battaglie è un paesaggio nuovo, diverso dal precedente, macerie sulle quali ricostruire il proprio nuovo inizio.

Vasco Brondi riparte da sé stesso, da un progetto che prende il suo nome e le sue sembianze senza però rinnegare le basi poste con Le luci della centrale elettrica.

E noi non vediamo l’ora di ri-scoprirlo.

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