Belva: un singolo dalla punta amara

da | Recensioni singoli

Belva è il quarto singolo che va a preannunciare l’uscita del terzo album di Gazzelle Ok , che uscirà in streaming su tutte le piattaforme digitali il 12 Febbraio 2021.

Non avevamo ancora fatto in tempo a riprenderci da Destri, ormai certificato “Doppio disco di Platino”, che Gazzelle ha deciso di regalarci altre due coltellate allo stomaco con  Lacri-ma e Scusa. Nella mezzanotte di Venerdì 29 Gennaio, come se la meteoropatia non fosse già abbastanza, esce Belva e sì, sì lo ammetto: ho fatto il conto alla rovescia ed ho stappato una bottiglia. Non sarà Capodanno ma Flavio ci ha concesso un’altrettanto valido motivo per bere alcool e crogiolarci nella malinconia. Che dire: almeno questa volta c’aveva avvertito.

Belva, prodotto da Federico Nardelli, è uno di quei brani che non necessita di un doppio ascolto per riuscire a farti immergere nelle verità più scomode: le tue.

Quelle verità a cui dai ragione, ma che continui ad ignorare, vuoi per orgoglio, vuoi per difesa, vuoi per paura. Fatto sta, che Flavio sembra dissentire a questo nostro gioco di “vedo-non vedo” e quindi, da abile maestro del caos, ci disegna un cosmo nel quale poterci abbandonare completamente, trovando uno spazio anche alle emozioni che non sapevamo come catalogare. Ci riporta ad un sospiro, teso e terso, che spacca le barriere dell’artificiale per concederci un viaggio libero alla guida della nostra “Navetta Madre” che ogni tanto scordiamo in garage: il nostro Io.

Il singolo racconta di un equilibrio instabile che trova fermezza nel suo disordine, che non trova le cose al suo posto, ma un posto per le sue cose.

Metti ogni cosa al suo posto così ogni posto avrà la sua cosa, mi diceva mio padre quando ero piccolo. Io ci provo ancora ma il posto mio non so bene quale sia. Forse è qui proprio ora, nel caos della mia testa mentre scrivo queste parole. Non lo so bene, quindi guardami la faccia e poi decidi tu.

La metrica è semplice ma incisiva, si attacca addosso come una gomma da masticare e più provi a staccarla, più s’incolla.

Belva entra in punta di piedi e poi si fa spazio nel nostro disordine mettendolo sottosopra, travolgendo tutto ciò che incontra, un po’ come un uragano dentro ad una piccola soffitta in legno.

S’accomoda lì, al caldo, e si siede fra tutti gli spigoli che avevamo dimenticato di levigare, o almeno ci stavamo provando e ci osserva.

Giurami che cercherai di stare qui
anche se vorrei stappartimi di dosso,
anche se perdo la testa
e divento uno stronzo

Belva è quella fotografia mossa che non ti stanchi di guardare, un singolo dalla punta amara, come il sapore di una birra.

Intima e malinconica, è quel rumore che ci ricorda qualcosa, quello che ci fa alzare la testa in una piazza affollata e che ci fa aguzzare lo sguardo in cerca di una risposta, che forse nemmeno c’è, una risposta che forse esiste soltanto nella nostra testa.

Non è
veramente
com’è,
se ti fa star meglio
puoi dormirmi dentro
anche se poi non è mica il grande hotel

Belva ci chiude gli occhi e ci scava dentro, e quindi sì, qualche lacri-ma è concessa.

Grazie Gazzelle, è tutto molto bello.

Ma parlando di cose serie: dove possiamo inviarti la parcella dell’analista?

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