Scarda e Monte Mario: la prima vetta del nuovo album in arrivo

da | Recensioni singoli

Scarda con Monte Mario ci dice che è tempo di aria nuova. Parliamo insieme di una piacevole fragilità palesata e l’orecchio cade subito sul nuovo ritmo.

Ascolto per la prima volta Monte Mario, mi trovo a Roma in un locale della bella Monte Sacro, contornato sempre da musica viva e presente. Così presente che qualsiasi rumore, o dei bicchieri, delle bollicine della tonica che frizza nel gin, o perfino del sorriso accogliente dei ragazzi che ci lavorano, crea una piacevole melodia che si adatta a chiunque entri.

Cuffie pronte, pace nell’ambiente che mi circonda, una bionda tra le mani e Domenico Scarda-maglio di fronte a me, che mi guarda sorridendo in quel circolo di particelle positive nell’aria in attesa di sapere cosa ne penso. Infilo una sola cuffia, per non isolarmi del tutto ed evitare di creare imbarazzo. Fortunatamente mi sgrida e metto subito anche l’altra. Non puoi ascoltare un brano nuovo di zecca in presenza dell’autore con una sola cuffia, non si può.

Il brano parte. Ora deve farsi spazio tra la musica che già ronza beata nell’aria intorno a me, e in effetti ci riesce per una ragione in particolare.

Si fa spazio nell’aura indie italiana la sua voce fortunatamente calda e così diversa da quella dei suoi colleghi

Vorrei dirglielo mentre attende che io finisca di ascoltare il brano, mentre anche lui sorseggia una bionda frizzante e continua a sorridere. Ed è proprio per questo che Monte Mario si fa spazio in tutto quel dolce sottofondo che già c’era prima di noi. Monte Mario si sta facendo ancora più spazio perché la sto ascoltando a Monte Sacro, a venti minuti di macchina dal nuovo brano di Scarda, e mi scappa una dolce smorfia simile a un sorriso, perché mi ricorda la bellezza di Roma e il potermi ritrovare letteralmente e fisicamente nei versi di una canzone. Non serve più nemmeno l’immaginazione per creare uno scenario simile: ci si è già, sei dentro quello che gli artisti vogliono dire, cantare, far sapere, far sentire.

Arrivo ad un certo punto della canzone e decido di esternare qualche emozione. Sono troppo asettica da un po’, chissà se con questa mia faccia troppo seria (finta) lo sto facendo preoccupare almeno un pochino, è divertente. Devo sorridere però, perché ho appena ascoltato un verso che mi entra più degli altri:

Non devi preoccuparti se mancava una parola
Quello che riuscivo a darti tu sai dartelo da sola

E questo mi piace.

Ascolto il ritornello. Non dico nulla, attendo curiosando tra le parole e gli occhi di chi ho davanti, che la canzone arrivi alla fine. Tolgo le cuffie, provo a sorseggiare ancora la birra ma mi rendo conto che l’ho finita. Mi volto, chiedo a Rino di portarmene un’altra. Intanto Domenico aspetta sorridendo, quasi ridendo. E rido pure io, perché continua ad essere tutto così divertente, fino a quando non ritorno seria – sempre per finta – e gli dico che è diverso da tutto quello che ha prodotto fino adesso e lui mi sembra esserne più che consapevole. Anzi, da quanto mi sembra di aver capito, deve essere proprio così.

“Non mi diventare come Tommaso Paradiso però, eh.” – gli dico ridendo e lui fa lo stesso.

Ridiamo, però davvero, il ritornello mi ricorda un po’ la nuova strada che Paradiso sta intraprendendo ultimamente, e di questo non ne siamo tutti felici. Non facciamo che colui che ha scritto Biografia dei Dicembrini, raccontando qualcosa di vero, diverso e storico, colui che proprio con il suo primo album si è guadagnato la nomination per la Targa Tenco 2015, ora scarnisca pian piano i suoi testi.

È una premura la mia, perché Scarda l’ho conosciuto con Palazzina Gialla, che del Tommaso Paradiso del 2020 non ha nulla fortunatamente.

Poi, però, ci soffermiamo con piacevole scoperta su un aspetto in particolare, che tocca me, ma in realtà tocca mezza popolazione, se non tutta. La purezza di chi, perdendo un amore, ammette di esser vittima dei propri stessi disequilibri, delle proprie instabilità, delle proprie urla e dei propri pianti. Delle cazzate che compie quando non ci si dà pace, quando non si vuole che un rapporto si chiuda. Della fragilità, santa e maledetta, che tutti abbiamo e che con fatica accettiamo.

Tutto ciò viene ammesso cantato e interpretato nel video, e di questo ne sono felice.

Articoli Correlati