L’Orsa Maggiore/Al Diavolo: perle di fine luglio de La Municipàl

da | Recensioni singoli

Luglio finisce, manca solo un giorno; le hit estive e i tormentoni senza senso si sono già presi tutto. L’estate è stata una rincorsa all’ultimo singolo, non importa se di spessore o di qualità. Mi ritrovo invasa da canzoni di cui avrei voluto fare a meno; oggi però, una perla arriva e io mi ricordo ancora perché vale la pena credere nel cantautorato italiano: è fuori L’Orsa Maggiore/Al Diavolo, il nuovo doppio singolo de La Municipàl

Non so più cosa sia l’indie né cosa voglia dire, molti sedicenti artisti indie hanno finito per dare alla luce testi inutili con melodie noiose. Non volevo ascoltare più nessuna nuova uscita, me l’ero promesso: per fortuna oggi ho fatto un’eccezione. Sì, perché L’Orsa Maggiore/Al Diavolo è il tratto di matita che ha avuto inizio con Quando crollerà il governo/Fuoriposto e che traccia una storia coerente a cui ti tieni aggrappata, ne vuoi di più, non vuoi che finisca.

Questo nuovo doppio singolo ha un’impostazione che abbiamo imparato a conoscere: primo lato dal ritmo più pop e incalzante, secondo lato più cupo e con una melodia che si impone nel ritornello.

Il lato A e il lato B sono due modi diversi di urlare la stessa sensazione, lo stesso sentimento.

Questa volta il doppio singolo racconta quella voglia di aggrapparsi a un ricordo, il nostro modo di costruirci il presente ancorandoci al passato, la sensazione di poter andare controcorrente e resistere a tutte le mode ma di ritrovarsi a lottare per qualcosa che forse, mentre lo raccontiamo, è già andato via.

La Municipàlè stato da sempre il gruppo emblematico, per me, del cantautorato pop che dà forma a storie specchio del lato più umano delle persone. Sanno cantare ogni sensazione, ogni emozione con le parole giuste e per niente scontate. L’amore al centro è un amore sempre caleidoscopico, che non è fatto solo di bianco o nero, di mancanza o di presenza, ma di mille sfumature che si riflettono come un continuo tiro alla fune nei testi del duo leccese.

Il modo di costruire questa nuova storia, attraverso i doppi singoli, ha portato alla tensione di un filo coerente e deciso. Ogni parte di questo racconto è unica, ma di ogni parte si sente l’eco nelle storie precedenti o successive. L’Orsa Maggiore/Al Diavolo è il doppio volto dell’addio, in bilico tra il lasciar andare e l’aggrapparsi all’ultima speranza.

Ascolto L’Orsa Maggiore e penso che sì,

ho deciso che stanotte non ti penserò,

che parlerò del più e del meno con il diavolo.

Questo è il brano delle mie notti lunghe passate a guardare la stazione di fronte casa, cercando di distruggermi cancellando il pensiero di lui dalla mente. Ho parlato del più e del meno con il muro, col cuscino dove tentavo di sentire ancora il suo profumo, con la luna che c’entrava sempre nelle sue canzoni. Quanto può essere difficile lasciar andare?

Il lato B si infuoca, si danna, è la potenza delle parole che si fa spazio in una scena più cupa. Ci ritroverete, forse come me, quell’ultima speranza in cui avete riposto il cuore, pensando che quella storia d’amore poteva vivere ancora, poteva essere.

Al diavolo le nostre ferite aperte

Al diavolo le nostre bocche stanche

Le volte in cui abbiamo provato a correre ancora un po’, senza fiato e con le ferite aperte, per amori che ci avevano consumati ma che non volevamo lasciare. Se ripenso a questi ultimi mesi, vedo le ferite e le bocche di tanti amanti, la difficoltà di un amore che doveva crescere e non spegnersi allontanandosi. Ripenso ai momenti in cui l’amore che brucia può infrangere i muri… ma a volte non basta e se quel fuoco non si doma, lascia cenere e polvere.

L’Orsa Maggiore/Al Diavolo diventano il grido, poi il sussurro, poi di nuovo l’urlo di un concetto d’amore fuorimoda.

Fuorimoda perché lontano da quello idilliaco e finto che cantano tutti, quello che non si cala nella realtà. L’amore che canta La Municipàl assume forme diverse, risuona con note violente, rende in musica le emozioni che si vivono davvero. Questo nuovo doppio singolo è l’apice di un climax che canta l’amore da ogni punto di vista e da ogni angolazione, accompagnando i testi con musiche che potrebbero raccontare quella stessa storia anche se gli togliessimo le parole. Forse questo è il punto più importante: La Municipàlnon canta soltanto, non compone soltanto, ma racconta. Racconta fino a entrarti dentro, perché non finge.

In questa estate di fuochi vani, di finti indipendenti, La Municipàl salva la musica italiana e la salva con il più antico e forte degli strumenti: la verità.

 

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