“Mara” di Mox feat. Canova

da | Recensioni singoli

Mox torna con i Canova, pronto a dedicarci uno dei suoi lati più segreti: dopo Fino a quando il cielo esiste, fuori a mezzanotte una nuova versione di Mara, già presente in Figurati L’amore.

Sembra proprio che stavolta Mox si sia seduto al tavolo del baratto: armato di bilancino, cede la sua introspezione un tanto al metro per assicurarsi quella speciale nota disperata che riesce ad annodarti lo stomaco. Dotandosi di un metro a nastro e di gessetti, il cantautore si avvale della cifra stilistica dei Canova per conseguire il proprio obiettivo: cucire addosso a Mara una nuova veste (interpretativa) che fosse al contempo travolgente, personale e potentemente intimistica. La trama finissima delle due voci crea una coralità che si modella sulle forme di una canzone senza tempo, in un progetto dal taglio autoriale.

Partiamo dalle origini

Mara amava amare ma anche il mare
Finisce prima o poi, figurati l’amore

Mara risale al 2018 e lo ritroviamo in Figurati l’Amore, disco di grande fortuna che Mox pubblica in solitaria. Denso di reminiscenze bossa nova e di riferimenti al cantautorato italiano e internazionale, Mara rappresenta uno dei picchi di maggiore tensione drammatica dell’intero album: particolarmente cara al cantautore, Mox sceglierà di inserirvi un riferimento diretto al titolo della release. Preziosi i repentini cambi linguistici e le inflessioni gergali in grado di proiettarci direttamente alla scherzosa informalità di ogni storia d’amore. Oggi la sua riedizione è parte di un progetto più ampio: il brano esce in vista della pubblicazione di un 45 giri che conterrà due inediti e due cover featuring. 

Cosa cambia?

Se vuoi parliamo un’altra lingua
Baby, as you can see, nous ç’est plus facile
Se vuoi possiamo fare finta
Che non sia così anche se è così

Al primo ascolto, la nuova versione compartecipata ha un sapore più sintetico: Mox e Canova interpolano tutte le vette del brano con un unico filo in cui grida, bassi e raucedine risultano meno grezzi e più omogenei. Supportata da due voci, la linea vocale si fa più densa e tridimensionale pur mantenendo quell’asciutta immediatezza che ne caratterizza la prima versione. D’altro canto, il brano non si sbottona mai: il tema sonoro, purtroppo unico e ricorsivo, rischia di risultare a tratti monocorde non arrivando mai a generare un vero e proprio desiderio. Ogni suono, autentico e indispensabile, concorre alla generazione di un apparato d’impressioni dal profumo di un qualche Capossela o Mannarino. Assonanze e dissonanze tratteggiano delicate le origini di una di tante, scontate rotture il cui valore è aver trovato la sensibilità della penna di Mox.

Da ascoltare in loop

Sinteticamente, quello di Mox e Canova risulta essere il più riuscito dei pas de deux: perfetta nel suo abito d’haute couture, Mara dimentica apposta di lisciare le pieghe del suo intreccio risultando così sbarazzina e adorabile ad ogni nuovo ascolto. Caro Mox, abbiamo imparato la lezione che vuoi insegnarci: è vero, la fine di un amore non deve per forza lasciarci svuotati. Possiamo scegliere se crogiolarci nel dolore o riempirlo di significato, cogliendo l’occasione per acuire una sensibilità che inevitabilmente langue sotto le ceneri della felicità.

Mara, Mara, Mara, Mara
Ma-Mara, Ma-Mara

 

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