“Quando crollerà il governo/Fuoriposto” di La Municipàl

da | Recensioni singoli

Così come per Arianna e Teseo, così per La Municipàl: c’è un filo rosso che unisce il nuovo doppio singolo, Quando crollerà il governo/Fuoriposto.

Nella mitologia greca, Arianna si innamora di Teseo e gli dona un gomitolo di lana, quando lui si ritrova nel labirinto di Cnosso: il filo del gomitolo lo aiuterà ad uscirne. Quel filo è ormai teso tra i due amanti. Il 20 febbraio è uscito il nuovo doppio singolo dei fratelli Tundo, Quando crollerà il governo/Fuoriposto, che sa un po’ di giradischi in salotto, un po’ di tutto l’amore di cui abbiamo bisogno. Un vinile 45 giri, lato A e lato B, un doppio regalo: due singoli legati da una profondità musicale e testuale, che viene fuori in ogni parola. È stato semplice e quasi banale pensare ad Arianna e Teseo, due anime che hanno fatto fatica a tendersi la mano, a tenerla e che poi si sono perse.

Mentre ascolto i due singoli, che si intersecano perfettamente nelle note che chiudono l’uno e aprono l’altro, mi viene voglia di raccontarvi una storia: la storia di chi si sente spesso fuoriposto ma ha soltanto bisogno di un abbraccio in cui combaciare perfettamente. 

Fuoriposto spinge con una musica che sa di buio, quel buio che vedi quando hai gli occhi aperti ma sei in una stanza senza nemmeno un po’ di luce. Dall’inizio le cose sono chiare:

E per non sentirmi sempre fuori posto, cercherò qualcosa che più non c’è.

La musica si alza come un’onda alta e si infrange sulle parole stesse.

Spesso crediamo che il grande enigma della vita sia racchiuso in mille versi, quando bastano pochissime semplici parole per battere persino un’onda così prepotente. Fuori posto: c’è dentro la sensazione difficile di stare al mondo senza un fine a cui aggrapparsi, stare in un luogo e voler essere da tutt’altra parte, sentirsi in un corpo che non si vuole, guardarsi dall’esterno. Fuori dal posto che si immagina per sé; allora per non sentire sempre quella sensazione, ognuno di noi cerca qualcosa che non esiste più, qualcosa che magari ha a che fare con la serenità, con la felicità, con il senso di appagamento – sì, quel senso ai più sconosciuto.

Anche Arianna si sentiva fuori posto, rinchiusa in una gabbia dorata, eppure arriva Teseo e lei ha un motivo per non sentirsi più così. Motivo che nasce dal suo ingegno, dalla voglia di aiutare un’anima in cui la sua si rispecchia, si riposa e si sente nel posto giusto.

Ascolto Quando crollerà il governo e le chitarre mi accompagnano mentre La Municipàl canta qualcosa che assomiglia alla più delicata forma d’amore:

e non c’è niente che poi possa somigliare a te
quando poi restiamo in equilibrio.

Quell’equilibrio che è sempre un filo teso, appunto. Perché mi domando se c’è qualcuno tra di noi che non abbia mai avuto paura d’essere abbandonato, anche durante i giorni più belli, gli orgasmi indimenticabili, le stelle allineate nelle notti insieme. Di questa paura sono la regina, lo ammetto e adesso mi sento meno sola.

Arianna probabilmente avrebbe ascoltato prima Fuoriposto, perché si sentiva così fino al momento in cui Teseo è arrivato sull’isola. Magari lei non scriveva canzoni tristi, forse tesseva trame o suonava l’arpa – era figlia di un re, insomma. Eppure, quando Teseo è arrivato, avrà avuto paura perché l’amore in un solo sguardo ti trafigge, ti estirpa fino all’ultimo respiro e non ti rende mica così razionale. Avrà pensato:

io mi sento fuori posto senza te
e me ne resterò quaggiù
a marcire con gli ulivi
che quasi non ci sono più

Non so se a Creta ci fossero gli ulivi, ma so che l’amore e la paura esistono da tempo immemore e Arianna avrà avuto paura nel dare quel gomitolo di lana a Teseo; avrà pensato che una volta uscito da quel labirinto, l’avrebbe abbandonata.

Valeva la pena salvare la sua anima gemella senza la certezza di un futuro?

Evidentemente ne valeva la pena.
Teseo l’ha abbandonata, sì; infatti non sono qui a scrivervi di musica che elogia il lieto fine, ma di Quando crollerà il governo: ovvero parole sincere e un sentimento che io credo valga la pena d’essere vissuto, per quante ferite possa portare.

La Municipàl mi fa scomodare dei, re, eroine ed eroi del passato perché se c’è un sentimento universale, quello è l’amore, proprio come lo cantano loro: senza finzioni. Abbiamo tutti paura dell’amore, anche quando sembrerebbe non essercene motivo. La paura può trattenerci, frenarci per qualche attimo, ma è solo l’amore che riesce a non farci sentire fuori posto. A volte dobbiamo rischiare tutto, tendere un filo e sperare che non si spezzi: l’amore è tutto lì. Fidarsi di un filo, sottile: un filo che può portarci alle uniche braccia che combaciano con le nostre.

 

 

 

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