Rovere a Roma, Cromosomi c’è!

da | #Cromosomiintour

Roma. Largo Venue. Fila interminabile fuori dal locale, ci guardiamo e sorridiamo. È la sera del 21 novembre quando, sfidando il freddo, ci siamo ritrovate a cantare con le fan dei Rovere.

Per ingannare l’attesa prima dell’apertura delle porte, iniziamo a chiacchierare con le fan della band bolognese. A fatica cerchiamo di mescolarci tra le giovanissime, ci guardiamo ancora e questa volta stiamo realmente ridendo. “Da dove venite?”, “E’ il vostro primo concerto dei Rovere?” Beh, no. Non era il loro primo concerto. Molte delle ragazze in fila avevano già assistito ad altri live della band in giro per l’Italia. Scatenatissime ci raccontano di aver anche creato un profilo Instagram dedicato ai tre ragazzi. Tra una chiacchiera e un karaoke, è già tempo di entrare.

Ho fatto a botte con la mia malinconia e son riuscito a chiuderla in una canzone, per vederti ridere ancora una volta le ho dato questo nome…

Siamo sotto al palco, si spengono le luci. Il live sta iniziando. Ad aprire il concerto ci pensa cmqmartina, giovane cantautrice dalle tinte elettroniche.  Noi stiamo ballando.

E poi ecco i Rovere che salgono sul palco dando inizio allo spettacolo. I tre ragazzi della porta accanto. Sinceri, semplici come semplice è l’outfit scelto per questo concerto: magliette coloratissime e jeans. I fan sembrano divertiti, non solo dalle canzoni, ma anche dalle battute e dalle piccole gag che mette in scena Nelson insieme al resto della band. Non sapevamo che i bolognesi fossero così simpatici!

Cantiamo insieme a loro.

Il momento più divertente? Nelson compare sul palco travestito da Superman per cantare Stupido Clark Kent, uno degli ultimi brani presentati dal trio di giovani bolognesi.

Tu sei la kriptonite e io uno stupido Clark Kent…

e tutti a urlare a squarciagola e ad agitare le mani insieme a Superman. Ma le sorprese non finiscono qui. Quando Nelson si ricompone, torniamo seri ma solo per un momento.Dopo aver cantato diverse canzoni tra cui Everest, Silenzio e tadb, Nelson ci stupisce nuovamente. Spericolato si lancia tra la folla, tra le ragazzine emozionate e i ragazzi divertiti che lo accolgono pronti a immortalare il momento con i propri cellulari. Nelson sembra avere un rapporto molto importante con i suoi fan, un rapporto fatto di condivisione, fiducia e affetto che va al di là della musica stessa. Questo ci stupisce, ma non troppo. Non potevamo che aspettarcelo da una band che trasmette verità. Che poi la verità nell’arte è tutto.

Per restare in tema verità, vi raccontiamo un ultimo momento divertente. Cosa c’è di più vero della frase “li mortacci” a Roma? È proprio questo che i fan scelgono di gridare quando Nelson, telecamera alla mano, lancia la sfida “la città che urla di più”. Roma non si è di certo tirata indietro. Urliamo anche noi due fino a perdere la voce. Li mortacciiiiiiiiiii!!!

E ancora soli come a Bologna, peter pan, primavera 80.

I Rovere lasciano per ultima una canzone speciale. Si tratta della loro prima canzone. Non aspettavamo altro. La pioggia che non sapevo.

Sì lo sai che stavo arrivando tu lo fai ogni volta che hai pianto che mi chiami e mi dici ridendo di tornare da dove sono partito…

Così arriva anche il momento commozione. Una canzone fragile, onesta, per chi si è perso e cerca a fatica di ritrovarsi. Ci perdiamo anche noi dentro questa canzone. Forse non ci siamo più ritrovate e forse va bene così.

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